Safe Harbor non valido: niente più memorizzazione dei dati personali

Safe Harbor non valido: niente più memorizzazione dei dati personali

Il trattato commerciale Safe Harbor, che permette alle società americane, che operano in ambito tecnologico, di memorizzare i dati degli utenti europei, è stato dichiarato non valido dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Secondo i giudici, che hanno seguito il caso, il trattato viola la privacy dei cittadini del vecchio continente. Questa sentenza renderà quindi la vita più difficile ad aziende come Google, Apple, Facebook e Amazon che fino ad oggi hanno memorizzato le varie informazioni inserite dagli stessi utenti durante l’utilizzo dei loro canali.

Causa scatenante di questa sentenza è stata la denuncia nei confronti di Facebook di Max Schrems, uno studente austriaco di 27 anni. Secondo l’ipotesi formulata da Scherms, i dati personali degli utenti europei, successivamente alla collaborazione di Mark Zuckerberg con l’Nsa, sono stati manipolati. Dopo varie analisi e controlli da parte della Corte di Giustizia si è quindi arrivati a questa sentenza.

La decisione presa della corte di giustizia potrebbe dare vita ad un importante cambiamenti in fatto di privacy, i governi dei 28 stati dell’Unione Europea avranno maggiori possibilità nel blocco del trasferimento dei dati personali anche grazie alla non contestabilità della sentenza alla quale non è possibile fare ricorso perchè si tratta di una decisione definitiva.

Per quanto la sentenza sia a favore degli stati europei non tutti la pensano allo stesso modo. Francia e Germania ritengono che sia necessaria una maggiore protezione dei dati personali, Regno Unito e Irlanda sono invece a favore di Safe harbor. Nonostante la sentenza presa dalla Corte di Giustizia, il trasferimento dei dati non verrà per il momento per il momento bloccato, a dare la notizia è stato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea aggiungendo che in attesa del nuovo trattato dove verranno inserite le nuove regole, la Commissione Europea pubblicherà una serie di linee guida che potranno essere utilizzate dalle autorità nazionali che si occupano della protezione della privacy.

I messaggi che postiamo su Facebook, le tante ricerche che effettuiamo su Google, gli acquisti su Apple Store o Amazon portano a queste aziende una serie di dati personali che gli permettono per esempio di crearci una campagna pubblicitaria in funzione dei nostri gusti. Il blocco imposto dalla Corte di giustizia, vista l’importanza di questi dati potrebbe costringere le aziende a sviluppare un nuovo sistema più complesso e certamente costoso, per mantenere la fonte di dati per loro molto importante.

Secondo alcuni esperti del settore questa decisione potrebbe aprire nuovi scenari in certi casi pericolosi per le varie società. Secondo una prima ipotesi sarà più semplice, per le autorità nazionali, aprire un inchiesta su una sospetta violazione della privacy. La decisione non è però un fulmine a ciel sereno, Stati Uniti e Unione Europea ormai da due anni sono al lavoro su un nuovo Safe harbor, ma fino ad oggi non si sono visti risultati.

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