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Android Wear ora disponibile per iPhone

Android Wear ora disponibile per iPhone

La notizia era nell’aria ed è arrivata la conferma, Android Wear è disponibile per iPhone. In un nuovo post sul suo blog ufficiale è la stessa Google ad annunciarlo presentandolo come un sistema flessibile e performante in tante situazioni. Leggengo la notizia Google presenta Android Wear come un sistema che offre innumerevoli possibilità così da mettere a disposizione degli utenti uno smartwatch che meglio si adatta al loro stile.

Android Wear è quindi disponibile da oggi per iOS, basterà semplicemente abbinarlo un iPhone e sarà possibile avere le informazioni direttamente sul polso, direttamente in uno smartwach Android. Sarà quindi possibile avere sottomano le telefonate, i messaggi e le notifiche dalle applicazioni in cui è stata attivata una notifica. Android Wear grazie alla funzione always-on display avrà sempre le info pronte per essere lette sul display senza doverlo accendere. Sarà inotre possibile gestire le app per il fitness come la camminata, la corsa e la frequenza cardiaca durante l’attività controllando alla fine i risultati giornalieri e i progressi settimanali.

Android Wear, si legge le post, diventerà l’assitente personale dell’utente grazie agli aiuti intelligenti, come per esempio consigliando quando partire per non arrivare tardi all’appuntamento in funzione del traffico. Dicendo semplicemente OK Google sarà possibile attivarlo e chiedere allo smartwatch il meteo a Londra e di conseguenza chiedergli di ricordargli di portare l’ombrello. Android Wear è compatibile con i modelli iPhone 5, 5c, 5s, 6 e 6 Plus e con sistema operativo iOS 8.2 o superiore è disponibile, per il momento, solo per LG Watch Urbane, presto tutti gli indossabili Android, compresi i modelli Huawei, Asus, Motorola supporteranno l’aggiornamento. Google a questo proposito dice di rimanere sintonizzati per non perdere ulteriori aggiornamenti a riguardo.

Google-Twitter: i tweet saranno indicizzati, cosa cambia

Google-Twitter: i tweet saranno indicizzati, cosa cambia

I tweet entrano nella SERP di Google. La notizia del nuovo accordo arrivata in contemporanea sia da BigG che da Twitter annuncia la fine dei test di funzionamento e l’inizio dell‘integrazione dei tweet nei risultati di una ricerca effettuata su Google. La novità è disponibile sia in versione mobile che desktop.

I tweet verranno quindi inseriti nei risultati di una ricerca effettuata su Google e visualizzati subito dopo i primi risultati. Un esempio pratico? Scrivendo per esempio NASA Twitter troveremo come primo risultato l’account ufficiale dell’agenzia spaziale americana, le info correlate riguardanti il profilo e i tweet.

Google-Twitter

La visualizzazione non è però estesa a tutto il mondo, attualmente solo Google.com dispone di questa funzione e solo in lingua inglese. L’integrazione non fa poi differenza tra la versione mobile o la versione desktop, come detto, in entrambi i casi i tweet sono ricercabili. L’accordo tra Google e Twitter sembra un vero e proprio ritorno di fiamma e non a caso arriva dopo il ridimensionamento di Google+ che dopo l’ultima comunicazione del colosso americano si staccherà gradualmente dall’account principale del motore di ricerca.

Il fine di questo accordo sembra abbastanza evidente, il primato assoluto di Facebook sta intaccando sia la leadership di Google come motore di ricerca che l’utilizzo di Twitter come social, l’unione di questi due mondi potrebbe portare a risultati interessanti che andranno molto probabilmente ad aumentare le ricerche su Google e di conseguenza il traffico su Twitter.

Come cambierà a questo punto la ricerca su Google e la visibilità di Twitter integrato nella serp? L’inserimento, non c’è dubbio, sarà una novità interessante per chi vorrà ottenere maggiore visibilità ai propri contenuti consivisi su Twitter. Rispetto al passato i tweet hanno sicuramente più valore e questo non potrà che invogliare gli utenti Twitter a pubblicare più spesso sul social dando maggiore traffico sia a Google per la ricerca sia a  per Twitter per le visualizzazioni. La sfida a questo punto è aperta, chi vincerà tra il binomio Google-Twitter e Facebook?

 

Google: quanto ci conosce?

Google: quanto ci conosce?

La nostra presenza online, grazie allo sviluppo e alla creazione di nuove tecnologie negli ultimi anni è aumentata. La necessità di essere sempre connessi è sicuramente cresciuta, portandoci a passare più tempo in rete interagendo in maniera sempre più attiva con altri utenti. Quando effettuiamo ricerche, quando ci connettiamo con nuovi canali, quando compiliamo un form, andiamo inevitabilmente ad inserire una serie di dati personali in rete che vengono memorizzati e utilizzati per effettuare ricerche e statistiche dai colossi del web.

Una parte importante di questo mondo è gestita da Google, il motore di ricerca numero uno al mondo che in funzione delle nostre iscrizioni delle nostre ricerche, immagazzina dati stilando per ogni utente una sorta di scheda con la maggior parte delle operazioni immesse in rete. Ma quali sono le informazioni memorizzate da Google? Quanto ci conosce? Cosa possiamo permettergli di sapere e cosa possiamo in certi casi cancellare?

Vediamolo insieme in questi punti:

1. Google, analizza quello che un utente fa online come per esempio cosa cerca, come si muove tra le pagine. In funzione di questo proporrà una serie di annunci ottimizzati e dedicati per ogni singolo utente. A questo link è possibile vedere cosa Analytics, il sistema di analisi che si occupa di questo, cosa conosce dell’utente. Google da la possibilità a chi volesse, di cancellare queste informazioni e non permettere la pubblicazione di annunci durante una ricerca sul web tramite questo link.

2. BigG è principalmente un motore di ricerca che viene utilizzato da moltissimi utenti. Tutte le ricerche effettuate vengono memorizzate da Google ed è possibile vederle a questo link. La memorizzazzione di tutte le ricerche effettuate, è importante dirlo, avviene solo quando ci si è registrati su Google, in caso contrario non viene mantenuta traccia delle ricerche.

3.  Se in possesso di uno smartphone con sistema operativo Android, tutti le volte che verrà inviata la posizione Google la memorizzerà stilano un elenco delle localizzazioni indicando anche in quale giorno mese e anno è stata inviata. Questo è possibile vederlo a questo link.

4. Controllare la propria privacy è importante, Google aiuta in questo con la possibilità di ricevere un report sulla sicurezza e sulla privacy una volta al mese. A questo link è possibile effettuare questo tipo di richiesta semplicemente spuntando la frase “Inviami promemoria mensili per controllare l’attività del mio account”.

5. Quali sono le applicazioni che hanno accesso ai dati personali? Quali dispositivi li utilizzano? A questo link è possibile vedere tutto questo: dispositivi, applicazioni web e per dispositivi mobile. In questa pagina è poi possibile revocare l’accesso con cui non si vuole più condividere i dati personali.

6. Sesto punto ma non meno importante riguarda il backup. Google permette infatti di scaricare, suddiviso per applicazione o servizio, un copia di sicurezza dei dati personali. Il servizio di backup è disponibile a questo link.

Google e SpaceX insieme per una connessione ad internet nello spazio

Google e SpaceX insieme per una connessione ad internet nello spazio

Google e SpaceX, secondo le ultime notizie svilupperanno insieme una nuova rete internet. L’obbiettivo delle due società si sposta pero nello spazio, al di fuori dell’atmosfera terrestre, dove svilupperanno un nuovo tipo di connessione a livello mondiale. Protagonisti del progetto saranno quindi SpaceX, societa con a capo il suo fondatore Elon Musk CEO di Tesla e Google la più importante società del mondo web.

Il progetto ha iniziato a prendere forma nei giorni scorsi quado Musk ha dichiarato di voler costruire alcuni satelliti che una volta lanciati orbiteranno intorno alla terra ad un’altezza di 1.200 Km che collegati tra loro tramite un sistema laser andranno a formare una rete dati ad alta velocità. Per quanto riguarda le prestazioni il fondatore di SpaceX dichiara che sono superiori del 40% rispetto alla fibra ottica, dati davveero interessanti.

Questo nuovo progetto targato Google SpaceX potrebbe finalmente risolvere il problema della mancanza di una copertura mondiale su tutto il territorio terrestre andando a coprire zone ancora scoperte. La posizione di Google nel progetto secondo quanto riportato da The Information e Wall Street Journal, è quella dell’investitore, dove secondo quanto riportato metterà a disposizione di SpaceX un miliardo di dollari esattamente un decimo di quanto è stato stimato in fase di studio.

Come possiamo notare, i soldi messi a disposizione da Mountain View, non bastano per la realizzazione dell’intero progetto ma, molto probabilmente altre società affiancheranno Google e SpaceX in questo avvenieristico progetto. Le due aziende pubblicata la notizia non hanno rilasciato dichiarazioni per il momento considerando che tutto questo va a contrastare Project Loon, i palloni aerostatici sviluppati da Google per lo stesso obbiettivo. A questo punto non resta che aspettare una dichiarazione ufficiale da Google e SpaceX in merito per capire se questo progetto prenderà davvero forma, certo questo potrebbe essere davvero il progetto che connetterà ad internet tutto il nostro pianeta.

Fonte | 9to5google

Moffett Airfield sarà la nuova sede di Google X?

Moffett Airfield sarà la nuova sede di Google X?

Moffett Airfield, usata negli ultimi anni come pista di lancio per i jet privati dei fondatori di Google cambierà volto. L‘azienda ha infatti accettato un accordo in cui utilizzerà in leasing il campo di volo dalla NASA per i prossimi 60 anni. Un contratto di locazione dove Google assumerà le operazioni del campo di volo, mentre il governo degli Stati Uniti manterrà la proprietà del terreno. In un comunicato stampa, la NASA ha annunciato il contratto con la Planetary Ventures LLC, una società satellite gestita da Google per la parte immobiliare, investirà 1,16 miliardi dollari riducendo i costi di manutenzione e di funzionamento al governo per 6,3 milioni dollari all’anno. La parte migliore del comunicato stampa è questa citazione dell’amministratore NASA Charles Bolden: NASA amplia la propria presenza nello spazio, stiamo facendo passi avanti per ridurre la nostra presenza sulla Terra.

NASA e la US General Services Administration (GSA) continueranno comunque ad essere proprietari del terreno che comprende: Hangar One, Two, Three, un edificio per i test di volo campo di volo, due piste, e un campo da golf privato ma, tutto sarà gestito da Google che ha accettato di riabilitare e mantenere l’integrità storica di Hangar One e il quartiere storico Shenandoah Plaza. Si farà questo e altro ancora, secondo il comunicato stampa, Planetary Ventures investirà più di 200 milioni di dollari per ristrutturare oltre all’Hangar One, l’Hangar Two e Three, il funzionamento del campo di volo e infine la creazione di un servizio educativo aperto al pubblico per informare sui progressi tecnologici del nuovo sito ristrutturato e della Silicon Valley.

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Nel comunicato stampa viene riportato anche che, dopo la ristrutturazione di Moffett Airfield, Google utilizzerà il sito come sede per le proprie ricerche avanzate. Quando i lavori di ristrutturazione saranno stati completati, l’Hangar One diventerà la nuova casa per la sezione di ricerca e sviluppo di Google dove verranno sviluppati nuovi progetti nei settori dell’esplorazione spaziale, dell’aeronautica, della robotica e altre tecnologie emergenti. Tutto questo significa che il nuovo sito NASA sarà la nuova sede di Google X?

Fonte | techcrunch

Google Car: un aiuto per la criminalità secondo l’FBI

Google Car: un aiuto per la criminalità secondo l’FBI

Le futuristiche Google Car, le vetture a guida automatica, come i veicoli sperimentali di Google, saranno a disposizione degli utenti nei prossimi anni, sicuramente un importante cambiamento per l’industria dell’automobile. Non è della stessa idea l’FBI che in un rapporto riservato pubblicao sul The Guardian esprime le sue preoccupazioni a riguardo. La Federal Bureau of Investigation mette in evidenza il fatto che in futuro i criminali possano usare questa tecnologia per raggiungere i loro scopi così da poter fare altre cose mentre l’auto gli aiuta a sfuggire dalla polizia. Secondo l’agenzia di investigazione americana le auto a guida automatica avranno un forte impatto sul mondo della criminalità grazie ad un possibile utilizzo sbagliato di questi nuovi strumenti.

L’agenzia prevede in futuro che alcuni criminali sarannoo sicuramente in grado di personalizzare il software a bordo delle vetture smart per eludere la polizia bypassando le regole della strada. Avere le mani libere durante un inseguimento inoltre darà loro la possibiltà di sparare agli inseguitori. In altri scenari, le Google Car potrebbero essere programmate per colpire determinati obiettivi dopo essere state riempito di esplosivo, l‘FBI le dipinge come armi letali.

Tuttavia, l’FBI riconosce anche che le Google Car saranno molto utili per i consumatori abituali, e potrebbe portare a un’importante riduzione degli incidenti causati dall’errore uman. L’agenzia come abbiamo detto fa notare che queste auto possono aiutare i criminali, ma potranno anche aiutare la polizia e le agenzie che analizzando il traffico potranno inseguirli in un modo più efficace. La sorveglianza sarà sicuramente più efficace e più facile, con meno possibilità che la pattuglia perde di vista l’obiettivo – si legge nel rapporto – gli algoritmi potranno controllare a distanza un sospettato senza dover avere per forza un conatto visivo.

Nel frattempo, le auto di Google sono ben lontane dal diventare minacce per l’FBI, come possiamo notare dai dati condivisi il veicolo di Google non può superare le 25 miglia orarie, velocità non molto utile ad un criminale che vuole sfuggire alal polizia.

Fonte | bgr

Google Project Ara: vengono inviati i primi dispositivi

Google Project Ara: vengono inviati i primi dispositivi

Project Ara di Google è un progetto sicuramente entusiasmante guardando al futuro, quante volte ci siamo lamentati del fatto che il nostro smartphone sarebbe perfetto se avesse questa funzione o se non avesse questo difetto? Certo non è possibile accontentare tutti, il prodotto perfetto non esiste. Forse è proprio per questo che Project Ara crea molto aspettativa tra gli utenti, grazie proprio alla sua flessibilità è possibile personalizzarsi il proprio dispositivo. Recentemente Google ha dichiarato durante il Google I/O che Ara è entrato nella fase beta e ora secondo quanto riferito, Google ha iniziato ad accettare le prime richieste per avere il dispositivo su cui effettuare i test.

Importante notare che l’ok da parte di Google all’invio del dispositivo non sarà per gli utenti finali ma agli sviluppatori che sviluppati i loro moduli sono pronti a provarli. Google non si occuperà infatti dell’intero sviluppo dei moduli saranno gli sviluppatori di terze parti a trovare nuove idee e a i moduli che potrebbero essere collegati al portatile. Ad esempio, Toshiba fornirà i chipset per il telefono e Sennheiser si occuperà della parte audio. portatile pure. I dispositivi, secondo le notizie diffuse in rete, verranno inviati ai pochi fortunati entro la fine del mese, Google effettuerà poi una seconda distribuzione con scadenza il 17 agosto. Supponendo che tutto vada secondo i piani, Project Ara verrà commercializzato agli inizia del 2015.

Fonte | ubergizmo

Project Tango: la NASA lo porta nello spazio

Project Tango: la NASA lo porta nello spazio

Tutti i robot a bordo della Stazione Spaziale Internazionale saranno presto dotati di uno smartphone di rilevamento di profondità per gentile concessione della società Google. I portatili chiamati Space-ready grazie all’innovativo Project Tango utilizzeranno la tecnologia 3D  per mappare l’ambiente circostante. Questi telefoni verranno inviati nello spazio su un veicolo spaziale programmata per 11 luglio e saranno gli occhi e le orecchie della NASA, Engage, Reorient, Experimental Satellites (SPHERES).

Gli smartphone di Project Tango saranno utilizzati per effettuare le attività al di fuori della stazione spaziale normalmente eseguiti dagli astronauti, eliminando così rischi inutili permettendo ai ricercatori di potersi concentrare meglio sulle attività che richiedono maggiore attenzione. Con dimensioni simili ad un pallone da calcio, i robot saranno movimentati nello spazio da piccole esplosioni di anidride carbonica velocità di circa un centimetro al secondo.

Abbiamo voluto aggiungere la comunicazione, dichiara Chris Provencher membro del progetto SPHERES- una fotocamera, aumentare la capacità di elaborazione, accelerometri e altri sensori, con un normale telefono. Google sta testando Project Tango anche a gravità zero e la cosa inizia a farsi molto interessante . In aggiunta al suo lavoro con la NASA, Google ha annunciato che rilascerà un tablet Tango realizzato da LG il prossimo anno.

Fonte: 9to5google

Realtà Virtuale fai-da-te grazie a Google

Realtà Virtuale fai-da-te grazie a Google

Al Google I/O 2014 è stato distribuito un regalo a tutti gli sviluppatori, almeno all’inizio, un pezzo di cartone, dono abbastanza deludente. Quello che era un cartone da imballaggio, in realtà, si è rivelato essere stato una realtà virtuale in cuffia fai-da-te  (VR)  che potrebbe essere utilizzato per interagire con uno smartphone Android. La buona notizia per tutti coloro che non sono andati al I/O è che anche voi, potete unirvi alla divertentissima idea di BigG in totale risparmio economico.

Google ha pubblicato le istruzioni complete per costruire il proprio dispositivo in cartone sul sito degli sviluppatori. Per iniziare è necessario acquistare il cartone (ovviamente), lenti, magneti, velcro, un elastico e un tag NFC. Avrete anche bisogno di un assortimento di strumenti che potrebbero includere un laser cutter. Ma, se non si vuole andare in cerca di questi elementi, si può acquistare il kit completo a 24.95  dollari (con tag NFC) altrimenti 19,95 dollari.

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Se siete grandi amanti del fai-da-te, oppure volete semplicemente “staccare” da cio che avete intorno e provare la realtà virtuale i due links sotto fanno per voi. Approfittatene. A questo link è possibile comprare Cardboard VR kit from DODOcase, mentre a questo sono disponibili le istruzioni: Google cardboard VR headset DIY instructions

Fonte | androidcentral

Firefox una nuova rivale per la Google Chromecast

Firefox una nuova rivale per la Google Chromecast

Chromecast, doongle creato da Google, per la visione dei contenuti multimediali sulla televisione, potrebbe avere presto una rivale, stiamo parlando di Firefox. La società del famoso browser e recentemente di uno smartphone, sarebbe al lavoro su una sua versione basato su sistema operativo Firefox OS realizzato proprio per il nuovo dispositivo.

Mozilla ha sviluppando il dispositivo in collaborazione con un altro partner di cui però non si conosce il nome, questo secondo alcune notizie riportate dal sito di news GigaOM. Non sono disponibili ulteriori informazioni per il momento ma protremmo vedere presto un rivale per la chiavetta di BigG, anche perchè se quanto detto è vero la chiavetta Firefox è già compatibile con tutte le applicazioni presenti sulla Chromecast.

Di seguito il video publicato da GigaOM e dal giornalista Janko Roettgers dove viene spiegato il funzionamento della nuova chiavetta: