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Safe Harbor non valido: niente più memorizzazione dei dati personali

Safe Harbor non valido: niente più memorizzazione dei dati personali

Il trattato commerciale Safe Harbor, che permette alle società americane, che operano in ambito tecnologico, di memorizzare i dati degli utenti europei, è stato dichiarato non valido dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Secondo i giudici, che hanno seguito il caso, il trattato viola la privacy dei cittadini del vecchio continente. Questa sentenza renderà quindi la vita più difficile ad aziende come Google, Apple, Facebook e Amazon che fino ad oggi hanno memorizzato le varie informazioni inserite dagli stessi utenti durante l’utilizzo dei loro canali.

Causa scatenante di questa sentenza è stata la denuncia nei confronti di Facebook di Max Schrems, uno studente austriaco di 27 anni. Secondo l’ipotesi formulata da Scherms, i dati personali degli utenti europei, successivamente alla collaborazione di Mark Zuckerberg con l’Nsa, sono stati manipolati. Dopo varie analisi e controlli da parte della Corte di Giustizia si è quindi arrivati a questa sentenza.

La decisione presa della corte di giustizia potrebbe dare vita ad un importante cambiamenti in fatto di privacy, i governi dei 28 stati dell’Unione Europea avranno maggiori possibilità nel blocco del trasferimento dei dati personali anche grazie alla non contestabilità della sentenza alla quale non è possibile fare ricorso perchè si tratta di una decisione definitiva.

Per quanto la sentenza sia a favore degli stati europei non tutti la pensano allo stesso modo. Francia e Germania ritengono che sia necessaria una maggiore protezione dei dati personali, Regno Unito e Irlanda sono invece a favore di Safe harbor. Nonostante la sentenza presa dalla Corte di Giustizia, il trasferimento dei dati non verrà per il momento per il momento bloccato, a dare la notizia è stato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea aggiungendo che in attesa del nuovo trattato dove verranno inserite le nuove regole, la Commissione Europea pubblicherà una serie di linee guida che potranno essere utilizzate dalle autorità nazionali che si occupano della protezione della privacy.

I messaggi che postiamo su Facebook, le tante ricerche che effettuiamo su Google, gli acquisti su Apple Store o Amazon portano a queste aziende una serie di dati personali che gli permettono per esempio di crearci una campagna pubblicitaria in funzione dei nostri gusti. Il blocco imposto dalla Corte di giustizia, vista l’importanza di questi dati potrebbe costringere le aziende a sviluppare un nuovo sistema più complesso e certamente costoso, per mantenere la fonte di dati per loro molto importante.

Secondo alcuni esperti del settore questa decisione potrebbe aprire nuovi scenari in certi casi pericolosi per le varie società. Secondo una prima ipotesi sarà più semplice, per le autorità nazionali, aprire un inchiesta su una sospetta violazione della privacy. La decisione non è però un fulmine a ciel sereno, Stati Uniti e Unione Europea ormai da due anni sono al lavoro su un nuovo Safe harbor, ma fino ad oggi non si sono visti risultati.

Connessione lenta? Facebook ottimizza il caricamento della News Feed

Connessione lenta? Facebook ottimizza il caricamento della News Feed

Facebook, sempre al lavoro per incrementare il numero di utenti, pubblica l’ennessimo sviluppo sulla sua newsroom. In quest’ultimo aggiornamento il social si occupa della connessione a internet in quelle zone dove non è ancora presente una copertura adeguata che possa permettere un corretto utilizzo del servizio. La maggior parte degli utenti presenti nei mercati emergenti infatti dispone oggi di un accesso a interntet con segnale 2G, un tipo di connessione lenta che non permette di visualizzare Facebook completamente. 

Menlo Park corre in aiuto di questo limiti e, grazie ad una serie di miglioramenti alla News Feed, i paesi con questo tipo di connessione potranno visualizzare meglio i tanti contenuti presenti sul social. Al di là quindi della velocità di connessione e del dispositivo utilizzato Facebook con le modifiche apportate mette a disposizione dei suoi utenti un sistema di caricamento dei contenuti efficiente, eliminando i vari limiti che non permettevano a tutti il suo utilizzo.

Quindi, se per esempio staremo cercando di caricare la news feed da un telefono cellulare con una connessione lenta , il servizio ottimizzerà il caricamento limitando i video a favore degli aggiornamenti di stato che maggiormente ci interessano. Il sistema non scaricherà tutti i contenuti come avviene attualmente, ma solo quello che staremo leggendo in quel momento, una volta che lo avremo letto l’applicazione caricherà il successivo.

Facebook ha inoltre implementato un formato JPEG progressivo che, sempre in caso di connessione lenta, visualizzerà provvisoriamente una versione a bassa qualità dell’immagine per poi sostituirla in automatico una volta completato il download. Nel caso in cui la connessione sarà poi particolarmente lenta, nella News Feed non vedremo una schermata bianca, come succedeva in precedenza, ma una serie di aggiornamenti risalenti all’ultimo download effettuato.

Facebook, come abbiamo detto molte volte, non sta ferma a godersi i suoi risultati ma investe molto nella ricerca sviluppando nuove soluzioni mirate ad incrementare il numero degli utenti. La scelta di ottimizzare la sua applicazione in presenza di una connessione lenta è senza dubbio un investimento che Facebook fa su quei paesi che in un futuro ormai prossimo gli daranno un possibile incremento degli utenti. Scelta giusta, scelta sbagliata? Non lo sappiamo, non possiamo fare altro che aspettare e vedere se questa scelta darà dei risultati.

Twitter: in arrivo la funzione per i sondaggi nativi

Twitter: in arrivo la funzione per i sondaggi nativi

Twitter, secondo le ultime notizie diffuse in rete, starebbe sperimentando una nuova funzione che andrà cambiare in modo significativo la piattaforma. La nuova funzionalità per i sondaggi comparsa oggi su alcuni feed di utenti sia da desktop che mobile sembra diversa da quello a siamo abituati. Twitter normalmente utilizza delle card sviluppate in HTML con al loro interno contenuti multimediali di vario tipo e altre funzionalità. Insieme a queste funzioni è sempre presente un link incorporato che va ad indicare la fonte del tweet o in questo caso del sondaggio pubblicato.

Ma guardate questo tweet di Mike Isaac giornalista del New York Times, il link fonte del sondaggio che l’utente propone non c’è, non esiste. Cosa sta testando a questo punto Twitter? Quali sono le sue intenzioni? Alcni mesi fa in rete si parlava proprio di questo, della possivilità di inserire un sondaggio nativo all’interno di Twitter senza dover inserire un link esterno.

La notizia viene confermata anche dall’azienda tramite le parole di un suo portavoce. Stiamo sperimentando un nuovo modo di effettuare sondaggi – dichiara l’intervistato, senza però aggiungere ulteriori informazioni in merito. Una dichiarazione che conferma, ma che purtroppo non spiega nello specifico cosa Twitter stia testando. A questo punto non è neanche chiaro se funzione per i sondaggi nativi continuerà ad essere limitata a pochi utenti oppure agli account verificati, i test sono in corso e a questo punto non resta che aspettare la loro conclusione e capire quali sono le intenzioni di Twitter in merito.

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Certo per chi è abiutato all’uso di piattaforme di terze parti per effettuare un sondaggio questo sarà un cambiamento imporante e magari utile che li porterà ad utilizzare la nuova funzione dei sondaggi nativi senza dover ricorrere ad un servizio esterno a volte scomodo e meno immediato.

Facebook un brevetto per identificare la nostra fotocamera

Facebook un brevetto per identificare la nostra fotocamera

Facebook, in una nuova richiesta di brevetto avvenuta nel mese di gennaio, si appresta ad aprire una nuova pagina nel suo sistema di social networking. Secondo quanto raccontato dai tanti siti web, il social numero uno al mondo sfrutterà, per ottenere maggiori informazioni, la fotocamera dei nostri smartphone, andando a capire da chi è stata scattata anche se pubblicata da un altro utente.

Prospettiva inquietante non pensate? Facebook nello spiegare la nuova sfida non la presenta come una funzione invadente per la nostra privacy ma come un soluzione utile per metterci a disposizione un servizio migliore che tramite l’analisi di una foto scattata con gli amici ci metterà a disposizione suggerimenti ancora più mirati e ottimizzati in funzione dei nostri gusti e delle nostre passioni. Perfetto direi, un progetto che non fa una piega ma, andando poi a vedere nel dettaglio il nuovo progetto possiano notare che le intenzioni del colosso americano sono molto chiare.

Facebook nel nuovo sistema, tramite una pubblicazione, un tag, una condivisione capirà di chi è la foto, ottimizzando i suggerimenti per ogni utente ma non solo. Ogni foto ha una specie di carta di identità al suo interno, con una serie di dati che non possono essere ne modificati ne cancellati e, grazie a questi dati il social blu potrà ottenere molte altre informazioni.

In funzione quindi del modello di fotocamera, di eventuali pixel rovinati, del sensore e addirittura della polvere presente sulla lente Facebook riuscirà ad identificare l’autore della foto e come spiegato in una dichiarazione offrigli un’adeguata serie di suggerimenti.

La notizia diciamolo è un po’ preoccupante per noi utenti, ma Facebook da parte sua non la considera tale e la presenta come un prodotto utile che va a migliorare il servizio ed eliminare gli eventuali account fake presenti in rete. Possiamo allora stare tranquilli a questo punto? Oppure è necessario capire meglio come sta andando questo mondo e quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel pubblicare una foto?

Nell’aprire e gestire questo blog ho sempre portato avanti un’idea: mettere sempre al primo posto la nostra privacy. La scelta di non pubblicare quella foto personale o con persone imporanti è una decisione data dalla sicurezza mia e di chi è cone me nella foto, perchè in sostanza quello che è privato deve rimanere tale. Davanti a questa notizia alcune domande è giusto farsele e mi chiedo se ha senso tutto questo e se sia giusto buttare ogni cosa in rete in pasto a un sistema che sta sempre più crescendo e entrando nella nostra vita che prima ritenevamo privata.

Vuoi bloccare la pubblicità su iPhone e iPad? Ecco 6 interessanti adblocker

Vuoi bloccare la pubblicità su iPhone e iPad? Ecco 6 interessanti adblocker

Apple, con l’arrivo di iOS 9, ha messo a disposizione dei suoi utenti la possibilità di installare sui suoi dispositivi applicazioni per il blocco della pubblicità e di contenuti Web specifici, come per esempio i codici per la profilazione dell’utente. Su App Store sono molte le app, più o meno efficaci, che permettono questo tipo di blocco. Installarle è molto facile e, nel caso in cui si voglia vedere la pagina completa è sempre possibile ricaricarla con tutte le pubblicità. Utilizzando queste applicazioni i risultati saranno evidenti fin da subito, il caricamento delle pagine sarà infatti velocissimo e il consumo di dati e di batteria saranno sensibilmente ridotti. anche rispetto alla stessa visualizzaizone su rete fissa che deve fare comunque fare i contti con una certa quantità di dati pubblicitari che devono essere per forza scaricati per permettere la visualizzazione della pagina.

L’installazione di queste app è molto semplice, una volta scaricata e installata infatti basterà entrare nel Impostazioni, Safari e Blocchi dei contenuti. Nella pagina è poi possibile attivare più di una contemporaneamente e in alcuni casi, in funzione dell’applicazione installata, disporre di un pannello di controllo dove scegliere quali contenuti da bloccare, una white list insomma dove poter inserire i siti dei quali vogliamo continuare a vedere le pubblicità.

Ecco di seguito una selezione di 6 adblocker per iPhone e iPad, tra i più popolari ed efficaci disponibili:

Crystal – Una delle più semplici disponibili oggi su iPhone e iPad. L’applicazione è molto semplice senza particolari impostazioni e non permette di aggiornare una white list. A parte questo limite Crystal è un applicazione sempre aggiornata grazie al continuo lavoro degli sviluppatori. App molto utile e pratica per chi non vuole troppe impostazioni è disponibile su App Store a 0,99€

1Blocker – Questa è l’applicazione è adata a chi vuole un controllo maggiore sui contenuti. Attivato il blocco nelle impostazioni di sistema è poi necessario impostare i filtri all’interno dell’applicazione. 1Blocker è disponibile gratuitamente con la possibilità di bloccare un solo tipo di contenuto alla volta. Per avere funzioni più avanzate e di conseguenza filtrare tutti i contenuti come tracker, font web, widget è necessario passare alla versione a pagamento da 2,99€. Qui il link per scaricarla.

Purify – Presente su App Store dopo qualche mese di test in versione beta, Purify è l’applicazione più costosa tra le tante disponibili ma ritenuta da tanti una delle migliori. Questo adblocker permette di aggiornare la whitelist in una modalità molto semplice: visualizzata la pagina filtrare basterà fare tap sull’estensione nelle opzioni di condivisione su Safari. Purify è disponibile su App Store sia per iPhone che iPad al prezzo di 3,99€

Freedom – Completamente gratuito Freedom non dispone di opzioni che permettono all’utente di personalizzare i filtri. Una volta scaricato è possibile attivarlo dal menù Impostazioni di Safari dando subito risultati immediati come: il caricamento nella metà del tempo di una pagina web, un minor consumo della rete dati e della batteria. Freedom è disponibile su App Store gratuitamente.

Blockr – Rispetto alle altre applicazione Blockr è basato principalmente sulla protezione della privacy, molto spesso messa a rischio dalle pubblicità. Una caratteristica interessante presente in Blockr è la possibilità di creare delle whitelist per tipologia di contenuto, permettendo per esempio di bloccare i vari banner pubblicitari ma non i widget per la condivisione sui social. Blockr è disponibile su App Store al prezzo di 0,99€

Silentium – Sviluppata da Francesco Zerbinati si presenta come molto semplice e minimale. Silentium permette di bloccare banner pubblicitari e altri contenuti su Safari. Imporante segnale per Silentium la modalità di risparmio dati e la possibilità di disattivare i fastidiosi pop-up sulla cookie law attivi dal mese di giugno. Silentium è disponibile su App Store al costo di 1,99€.

Facebook diventerà un centro commerciale

Facebook diventerà un centro commerciale

Facebook, lo abbiamo ormai capito, non è un’azienda a cui piace stare ferma e immobile godendosi i risultati ottenuti. Il social numero uno al mondo in una dichiarazione del suo Chief Operating Officer (COO) Sheryl Sandberg ha annunciato che ci saranno imporantanti cambiamenti per le attività commerciali delle aziende. Importanti cambiamenti che in sostanza trasformeranno Facebook in un centro commerciale. Presto saranno attivate due nuove sezioni: una per le attività commerciali e una per i servizi, che consentiranno alle aziende di presentare i loro prodotti e servizi direttamente all’interno della loro pagina Facebook.

Su Facebook sono attualmente presenti 45 milioni di pagine spiega Sandberg, grazie all’introduzione di queste novità gli amministratori della pagina potranno trasformarle in veri e propri negozi, come è stato possibile vedere in in anteprima nei test di luglio, dove alcune aziende potevano vendere i loro prodotti direttamente dalla loro pagina. Stesso discorso per la sezione servizi pensato per le aziende che forniscono servizi professionali come per esempio l’idraulico, l’elettricista, consentirà loro di mettere in evidenza le loro promozioni e offerte. Le due nuove sezioni sono ancora in una fase di test e solo per gruppo ristretto di imprese, ma Facebook dichiara che nelle prossime settimane renderà disponibile l’aggiornamento per tutti.

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Altro punto su cui Facebook sta investendo e la modalità di interazione tra le persone e le imprese. Il social ha infatti in fase di test tre nuovi pulsanti che andranno a comporre una nuova serie di strumenti per la call to action. Chiama Ora, Invia un Messaggio Privato e Contattaci, saranno questi i pulsanti, che si andranno ad aggiungere al pulsante Donate realizzato per organizzazioni non profit, che verranno inserite, con una piccola riprogettazione, nella parte superiore delle pagine così da metterli meglio in evidenza.

Non importa se si tratta di un idraulico, di un negozio di fiori, di un’associazione non-profit oppure un brand, l’importante è che sulla pagina siano presenti le informazioni utili alle persone per trovarvi e contattarvi. Noi vogliamo aiutarvi a comunicare con i vostri clienti.

Facebook nello spiegare il nuovo progetto annuncia che inserirà altre sezioni per rendere ancora migliore la presenza su Facebook delle aziende. Arriveranno nuove personalizzazioni per dare a tutte le aziende un servizio il più vicino possibile al mercato in cui opera. Nel presentare gli ultimi aggiornamenti il social ha voluto anche parlare delle nuove funzionalità per amministratori delle pagine che grazie alle novità inserito potranno avere più informazioni su come i clienti interagiscono con la pagina dell’azienda e la possibilità di creare messaggi predefiniti e la possibilità di rispondere privatamente al cliente.

Facebook sta ancora una volta cambiando, queste novità avranno un impatto importante sul mercato e in particolare per le aziende che vorranno sfruttare queste funzioni. Ma quali sono le intenzioni del social numero uno al mondo? Il futuro di Facebook, lo capiamo da queste, scelte è come dicevamo al’inizio del post di creare un gigantesco centro commerciale virutale dove gli utenti potranno vedere l’articolo, chiedere informazioni direttamente al negozio e alla fine comprare. Un’esperienza completa insomma dall’idea all’acquisto. Non dimentichiamoci però di una cosa a conclusione di tutto, Facebook ha creato l’assistente virtuale M che anche se ancora in fase iniziale in futuro sarà in grado di completare le attività per voi, come prendere appuntamenti oppure completare degli ordini online. Cosa ci aspetta in futuro nel gigantesco e ormai senza limiti mondo di Facebook?

iPhone 6s: 16GB si o 16GB no? Questo è il dilemma

iPhone 6s: 16GB si o 16GB no? Questo è il dilemma

L’evento Apple, nel quale sono stati presentati alcuni prodotti, si è appena concluso e, come succede spesso in questi casi, si tracciano le prime conclusioni. Una prima riflessione che possiamo fare riguarda i nuovi iPhone 6s che, un po’ a sorpresa dispongono ancora di una memoria interna da 16 GB. La decisione di Cupertino a riguardo può essere capita nell’ottica di mantenere all’interno della gamma un prodotto a minor prezzo ma, ai fini pratici, questo modello ha ancora senso di esistere?

Leggendo alcuni commenti online c’è chi lo riteneva già assurdo lo scorso anno, vedendolo anche sui nuovi iPhone 6s l’assurdità si è trasformata in follia. Il consiglio di molti, nel caso in cui si abbia l’intenzione di acquistare uno dei nuovi iPhone, è quella di non considerare per niente il modello da 16GB e, spendendo un po’ di più, acquistare il modello da 64GB o 128GB. Il rischio di un ripensamento è dietro l’angolo.

Ma perchè questi consigli molto chiari e molto decisi nello sconsigliare completamente il nuovo iPhone 6s 16GB? Perchè devo spendere più soldi per un telefono che, siamo sinceri, non ha un costo proprio così basso? Prima di vedere quali sono le ragioni va fatta una giusta premessa. Se utilizzo il mio iPhone con poche applicazioni, la lettura delle email e per navigare su internet, l’acquisto del modello da 16GB non è sbagliato, lo spazio a disposizione è sufficiente per un utlizzo tranquillo, forse troppo tranquillo.

L’utilizzo invece più intensivo, e con questo non voglio dire esagerato, non è compatibile con la versione a 16GB perche ne limita l’utilizzo e obbliga l’utente a fare delle scelte proprio in funzione dello spazio a disposizione. Il nuovo iPhone 6s avrà a disposizione il nuovo processore A9, componente che consentirà agli sviluppatori di realizzare contenuti grafici di alta qualità, come per esempio nel caso dei giochi. Questo metterà a disposizione dell’utente un prodotto migliore ma anche più spazio occupato sulla memoria dello smartphone, quindi a conti fatti 16 GB saranno limitanti. Sono molti i giochi che oggi possono tranquillamente superare anche 1 GB o 2 GB di spazio e l’arrivo del processore A9 non ridurrà sicuramente lo spazio occupato.

Apple Event iPhone 6S 01

Questo per quanto riguarda i giochi, se poi dovessimo considerare tutte le altre applicazioni la situazione non migliora. Tra i più utilizzati c’è iMovie che richiede 736MB di spazio per l’editing video 4K, che a loro volta richiedono spazio di memorizzazione, Microsoft Word che occupa 543MB. La somma di tutti queste applicazioni va a riempire molto rapidamente la memoria dello smartphone senza dimenticare la musica i download di video e la cache di iMessage.

Gli argomenti per non acquistare il modello da 16GB sono tanti ma dobbiamo anche considerare il prezzo di questi dispositivi, il prezzo del modello da 64GB e 128GB non è molto facile da digerire e tanti, proprio per queste cifre imporanti, ripiegano sul modello da 16GB. Decisione giusta, non possiamo dire il contrario, ma se richiediamo molto al nostro iPhone, prima di effettuare l’acquisto, è forse meglio spendere qualcosa in più per non doversene pentire in futuro.

Cosa Facebook sa di noi analizzando i nostri Mi Piace?

Cosa Facebook sa di noi analizzando i nostri Mi Piace?

In funzione di tutti i nostri mi piace Facebook cosa può sapere di noi? Può arrivare a capire cosa ci piace e cosa no? La risposta è si, il social numero uno al mondo è in grado, analizzando quello che facciamo, di tracciare un profilo e capire la nostra vita privata e i nostri interessi. A questo proposito la Facoltà di Psicometria dell’Università di Cambridge ha realizzato uno strumento che, analizzando la nostra attività su Facebook, è in grado di delineare chi siamo, cosa facciamo, se abbiamo o meno una relazione e cosa ci piace. Lo strumento realizzato, riesce a sapere tanto di quello che siamo e cosa facciamo su Facebook semplicemente in funzione del nostro comportamento. Non è perfetto in tutti i suoi aspetti, ci sono infatti alcuni errori e alcuni limiti di lettura ma questo non toglie il fatto che sia un interessante progetto.

Il nuovo strumento chiamato Apply Magic Sauce tool realizzato dall’università indovinerà il sesso, l’orientamento sessuale, la religione, il posizionamento politico e altro ancora. Oltre a questo il software dirà anche che tipo di personalità abbiamo analizzando quello che ci piace. Potrebbero esserci delle sorprese, lo strumento, come era prevedibile non è infallibile e alcuni dati potrebbero essere una sorpresa, dirci per esempio che abbiamo una personalità diversa da quella che pensavamo di avere oppure un orientamento politico completamente opposto alle nostre idee. Provare il software è semplicissimo, cliccando su Apply Magic Sauce tool potrete accedere al sito dove  cliccando Predict my profile e dando l’accesso al programma a Facebook in pochi secondi il tool vi presenterà il profilo.

Davanti a questo programma, sicuramente interessante, la curiosità di sapere che cosa Facebook sa di noi cresce, sapere come, in funzione delle nostre scelte, che tipo di personalità abbiamo ci attira molto. Appena trovata e letta la notizia di questo tool anch’io ho provato a cliccare per vedere cosa Facebook dice di me ma, appena fatto mi sono fermato chiedendomi: ma cosa sa il social di me? Niente di preoccupante stiamo tranquilli, però mi chiedevo: se Apply Magic Sauce tool riesce a sapere questo di noi quanto in più sa Facebook?

La nostra privacy la nostra protezione estiste davvero oppure siamo semplicemente all’interno di un sistema dove ogni informazione che inseriamo viene utilizzata per farci vedere quello che ci piace e invogliarci a seguire, commentare e condividere determinate cose? La risposta penso di saperla.

PayPal.me: il pagamento adesso è social

PayPal.me: il pagamento adesso è social

PayPal lancia un nuovo servizio chiamato PayPal.Me che metterà a disposizione dei suoi utenti un nuova nuova modalità di pagamento più semplice e più intuitiva. Grazie alla novità introdotta sarà possibile, creando un URL personalizzato collegato all’account principale, ricevere una somma in denaro via sms, chat, email semplicemente condividendolo.

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Una volta condiviso, chi dovrà inviare soldi per esempio per saldare un debito, visualizzerà una semplice schermata nella quale potrà effettuare l’operazione. Per poter utilizzare PayPal.me è necessario disporre di un account PayPal. Il servizio di pagamenti, per rendere il servizio più accessibile, ha inserito nella sezione di  PayPal.Me la possibilità di creare velocemente il profilo così evitare all’utente di creare prima il profilo su PayPal e poi accedere al nuovo servizio.

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Se ci pensiamo bene, il denaro è una tra le cose più social – spiega il general manager di PayPal Italia Angelo Meregalli –  tramite l’utilizzo dei soldi si possono creare relazioni per esempio tra le persone e le aziende. Oltre ad essere conveniente per tutti, l’ingresso del sistema di pagamento all’interno dei social network è un processo del tutto naturale. I pagamenti digitali, soprattutto via smartphone, si stano diffondendo sempre di più – contiuna Meregalli – Apple, Samsung e Google sono da tempo al lavoro su applicazioni che permettano una transazione virtuale di denaro. Stesso discorso per Facebook che, per il momento solo negli Stati Uniti, sta testando l’invio di denaro tramite Messenger.

Guardando invece al nostro paese com’è la situazione ? In Italia i pagamenti digitali stanno crescendo del 20% ogni anno, secondo il Politecnico di Milano, un valore inferiore rispetto al resto dell’Europa. La strata è ancora lunga, ci sono ancora tante cose da sistemare prima di vedere utilizzato nella maggior parte dei casi il pagamento in digitale. Al di là delle tante applicazioni e possibilità che le tante aziende ci mettono a disposizione c’è da affrontare un discorso di mentalità. Sono ancora tante le persone che si rifiutano di utilizzare il pagamento in digitale per abitudine oppure per paura.

L’ostacolo grosso che si troveranno davanti le aziende come Apple, Samsung o Google è proprio qui. Cambiare la mentalità, le abitudini delle persone. Ci vorrà tempo, ci vorrà pazienza ma magari con un po’ di informazione fatta nel modo giusto, spiegando a chi è scettico di queste nuove modalità di pagamento che è meglio, veloce e sicuro. Le speranze di Meregalli nel parlare della novità PayPal.me sono molte. Speriamo – dichiara – di riuscire a rompere questo tabù dei soldi, un punto spinoso per tantissime persone. L’arrivo di questo nuovo servizio potrà essere la carta in più da giocare per ottenere nuovi utenti?

Android Wear ora disponibile per iPhone

Android Wear ora disponibile per iPhone

La notizia era nell’aria ed è arrivata la conferma, Android Wear è disponibile per iPhone. In un nuovo post sul suo blog ufficiale è la stessa Google ad annunciarlo presentandolo come un sistema flessibile e performante in tante situazioni. Leggengo la notizia Google presenta Android Wear come un sistema che offre innumerevoli possibilità così da mettere a disposizione degli utenti uno smartwatch che meglio si adatta al loro stile.

Android Wear è quindi disponibile da oggi per iOS, basterà semplicemente abbinarlo un iPhone e sarà possibile avere le informazioni direttamente sul polso, direttamente in uno smartwach Android. Sarà quindi possibile avere sottomano le telefonate, i messaggi e le notifiche dalle applicazioni in cui è stata attivata una notifica. Android Wear grazie alla funzione always-on display avrà sempre le info pronte per essere lette sul display senza doverlo accendere. Sarà inotre possibile gestire le app per il fitness come la camminata, la corsa e la frequenza cardiaca durante l’attività controllando alla fine i risultati giornalieri e i progressi settimanali.

Android Wear, si legge le post, diventerà l’assitente personale dell’utente grazie agli aiuti intelligenti, come per esempio consigliando quando partire per non arrivare tardi all’appuntamento in funzione del traffico. Dicendo semplicemente OK Google sarà possibile attivarlo e chiedere allo smartwatch il meteo a Londra e di conseguenza chiedergli di ricordargli di portare l’ombrello. Android Wear è compatibile con i modelli iPhone 5, 5c, 5s, 6 e 6 Plus e con sistema operativo iOS 8.2 o superiore è disponibile, per il momento, solo per LG Watch Urbane, presto tutti gli indossabili Android, compresi i modelli Huawei, Asus, Motorola supporteranno l’aggiornamento. Google a questo proposito dice di rimanere sintonizzati per non perdere ulteriori aggiornamenti a riguardo.