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Twitter salva i politici dai tweet infuocati: giusto o sbagliato?

Twitter salva i politici dai tweet infuocati: giusto o sbagliato?

In una vecchia pubblicità si diceva: un diamante è per sempre, fino a pochi giorni fa anche un tweet era per sempre ma, dopo una decisione presa da Twitter anche questa certezza non esiste più. Ma facciamo un passo indietro per capire meglio di cosa stiamo parlando. Prima se un politico pubblicava un tweet fuori dalle righe che poi, vista la reazione, cancella fulmineamente era possibile lo stesso visualizzarlo grazie ad alcuni servizi di recupero esterni al social. Da pochi giorni non è più così, perchè dopo una decisione del social network americano, è stato bloccato l’accesso a questi siti di recupero. Nello specifico stiamo parlando di Politwoops e Diplotwoops, servizi specializzati nell’archiviare i tweet cancellati dai personaggi famosi in tutto il mondo.

politwoops

L’intevento effettuato da Twitter è stato semplice, bloccando tramite una delle API, i servizi che si connettono al social effettuando alcune operazioni automatiche, come in questo caso il salvataggio dei tweet pubblicati dai profili di persone famose. Twitter non permetterà più a Politwoops di collegarsi al suo archivio. Per ragioni uguaglianza – spiega il social – si è arrivati a questa decisione. Provate ad immaginare se i tweet non fossero modificabili e cancellabili?  La possibilità di cancellare un tweet deve essere garantita a tutti, nessuno utente ha più diritti di altri, sono tutti uguali.

Non tutti la pensano allo stesso modo, Arjan El Fassed, direttore di Open State Foundation, la fondazione che gestisce Politwoops è contrario a questa decisione, secono lui i tweet dei personaggi famosi o per esempio dei politici vanno considerati di pubblico interesse, anche se rimosso, il contenuto fa comunque parte della storia del parlamento.

Twitter negli anni non ha mantenuto la stessa posizione, nel 2012, anno di apertura del primo Politwoops per i politici statunitensi il social network in un primo momento bloccò l’accesso alle API, successivamente dopo le spiegazioni della fondazione sullo scopo del progetto tolse il blocco. Tre anni dopo Twitter, vista la decisione presa ha di nuovo cambiato idea.

Come succede speso in quesi casi la discussione in rete cresce molto e quando di mezzo ci sono i politici gli animi si accendono e difficilmente si fermano. La proma domanda che uno giustamente si pone è: sono utenti come tutti gli altri? I loro tweet sono come quelli di normale cittadino? Domande e riflessioni che hanno sicuramente un certo fondamento. Possiamo tranquillamente dirlo, i politici di tutto il mondo non sono utenti come gli altri, quello che pubblicano non ha la visilibilità di un normale cittadino. La modifica effettuata da Twitter è per loro un ancora di salvataggio per salvarsi da quel tweet scappato per errore ma si tratta comunque di un salvataggio parziale perchè nulla vieta che un utente lo fotografi e lo condivida come immagine.

Una piccola riflessione che aggiungo in fondo a questo post riguarda il modo di utilizzare questi canali, tutte le persone famose politici compresi  hanno delle responsabilità verso gli altri utenti. Possono anche fare finta di niente davanti a questo ma quello che pubblicano, quello che condividono si diffonde rapidamente in rete, soprattutto se è argomento di discussione o di polemica. Credo che questi utenti debbano essere un esempio per tutti e avere quel senso di responsabilità che nel momento in cui stanno per condividere quel contenuto invece di cliccare Tweet clicchino sulla X in alto a destra.

Google ci ripensa e separa Google+ dal suo account

Google ci ripensa e separa Google+ dal suo account

Google, in un post pubblicato sul suo blog, aunnuncia importanti cambiamenti nella gestione dei suoi profili e in particolare di Google+. Il colosso americano, nello spiegare le novità che presto arriveranno, parla di un vero e proprio ripensamento spiega che decisioni prese in passato oggi vanno riviste in funzione delle esigenze e degli utenti che nel tempo possono cambiare. Il primo cambiamento riguarda Google+, che BigG descrive come un luogo dove le persone condividono i loro interessi comuni, dove le persone trovano le ispirazioni. In funzione di questo Google vuole dare di più ai suoi utenti e spiega che sono state aggiunte nuove caratteristiche come Google+ Collezioni dove è possibile raccogliere sotto varie i propri interessi e condividerli in rete e la nuova gestione delle foto dove presto sarà possibile indicare la posizione.

Il punto più importante del post sul blog Google riguarda la divisione di Google dal profilo Google+. La società spiega che l’unione sotto un unico account di tutti i servizi Google è stato molto apprezzato dagli utenti perchè molto comodo, ma attualmente non ha più senso che il profilo Google+ sia la carta di identità per gli altri prodotti Google utilizzati. Google+ camminerà quindi con le sue gambe e i nuovi utenti non saranno più costretti ad avere un profilo social nel iscrizione a BigG, le due cose saranno da oggi separate.

Nei prossimi mesi Google procederà con la divisione, tutti i servizi rimarranno invariati solo non più legati a G+. YouTube spiega Google nel post sarà il primo ad essere separato, successivamente toccherà a tutti gli altri. A modifica completata il nostro account Google non sarà quindi ricercabile a differenza di un profilo Google+. I tempi di realizzazione, leggiamo nel post, sono quantificati in alcuni mesi, non resta che aspettare il cambiamento o meglio la divisione del mondo G+ da Google. A questo punto è logico anche chiedersi: quanti, completata questa modifica, si cancelleranno dal social? Quanti erano i finti utenti presenti su Google+? BigG terminata la modifica potrà sicuramente saperlo ma sarà una bella o una brutta sorpresa? Non resta che aspettare.

Facebook: come funzionano i Lead Ads

Facebook: come funzionano i Lead Ads

Facebook ha lanciato da ormai qualche settimana i Lead Ads, una nuova funzione che permetterà di semplificare la generazione dei lead grazie alla compilazione automatica dei moduli di contatto inserendo i dati personali presenti sul social, evitando all’utente la compilazione del form. L’importante cambiamento prendendo nome, cognome, numero di cellulare e indirizzo email andrà a compilare automaticamente le landing page eliminado la fatica all’utente di dover per forza inserire nuovamente i suoi dati.

Per acquisire contatti tramite Facebook attualmente è necessario creare un annuncio che porta ad una landing page creata appositamente con un form di compilazione dove l’utente dovrà inserire i suoi dati personali. Davanti a questa procedura, il rischio concreto che l’utente non compili il form esiste e quindi addio tasso di conversione e il lavoro di preparazione dell’annuncio non è servito a molto.

Come se non bastasse oltre a questo dobbiamo considerare altri fattori che potrebbero far cambiare idea all’utente. I link che portano alla landing page sono ovviamente esterni a Facebook e se la connessione è lenta il caricamento si allunga invogliando l’utente a chiudere la pagina. Altro punto da tenere in considerazione è la compilazione del form da smartphone, un’operazione molto scomoda. Considerando che il settore mobile è un settore in contiuno sviluppo gli utenti scontenti di compilare un form dal loro dispositvo aumentano.

facebook_LeadAds

Fatte queste considerazion i Facebook Lead Ads sono a questo punto la soluzione a quesi problemi, avere a disposizione l’autompilazione di un form con i dati personali già presenti nel social è una comodità che sarebbe molto apprezzata. Grazie a questo da un lato gli addetti alle campagne pubblicitarie avranno un procedimento più semplice e veloce da seguire, dall’altro gli utenti saranno più invogliati a cliccare su un annuncio.

Tutto questo, dobbiamo ricordarlo, funzionerà solo all’interno di Facebook, non ci sarà nessun contatto con pagine esterne. A questo punto è quindi giusto chiedersi cosa comporterà questo cambiamento. I vari siti aziendali molto probabilmente dovranno far fronte ad un calo delle visite e quindi ad una riduzione di visibilità. La soluzione a questo problema potrebbe anche non esserci vista la volontà di Facebook a portare tutto internamente, ma forse una campagna pubblicitaria con sia Lead Ads e che con la vecchia modalità potrebbe mantenere visibile il sito.

Sono tutte ipotesi ovviamente, i Lead Ads sono attualmente in fase di test per un gruppo di inserzionisti e Facebook non ha ancora comunciato quando intendere attivare questa nuova funzione. Non resta che attendere per capire e conoscere le tempistiche di questo lancio.

Facebook: ecco i video privati

Facebook: ecco i video privati

Facebook, non è un segreto, vuole competere con YouTube, leader nel settore dei video. L’ennessima conferma a questo suo obbiettivo viene confermato dall’ultimo aggiornamento introdotto. Le nuove funzionalità permetteranno infatti agli amministratori di gestire meglio la diffusione dei contenuti multimediali. Facebook permetterà infatti di pubblicare video privati, visibili solo a determinati utenti.

Niente di nuovo siamo sinceri, la stessa funzionalità è infatti presente anche su YouTube dove è possibile condividere un video in privato e l’unico modo per poterlo visualizzare è essere in possesso dell’URL. Facebook però oltre a questa nuova modalità di visualizzazione mette a disposizione altre interessanti personalizzazioni.

Nella nuova fuzione sarà infatti possibile definire l’accesso ad una determinata categoria di utenti, per esempio infunzione dell’età oppure del sesso. Oltre a questo sarà possibile inserire all’interno del video delle miniature personalizzate. Facebook ha pensato anche ad un modo per organizzare meglio i contenuti mettendo a disposizione degli amministrazione la possibilità di etichettare un video in funzione dell’argomento (vedi foto). I video potranno poi essere visualizzati in una libreria creata appositamente per permettere una migliore gestione dei contenuti ordinandoli secondo le varie necessità degli amministratori. Ultima novità ma non meno importante, i video con visualizzazione limitata a determinati utenti non appariranno all’interno della timeline.

facebook_video

Grazie a questo aggiornamento, i gestori delle pagine Facebook, potranno avranno a disposizione un’imporante pacchetto di nuove funzioni che gli permetteranno di ottimizzare al meglio la condivisione e di conseguenza la visualizzazione di un determinato contento. La novità sarà altrettanto importante per le aziende e le attività commerciali, grazie infatti alla possibilità visualizzare in funzione della categoria i vari ammistratori potranno realizzare una campagna pubblicitaria più mirata verso determinati utenti maggiormente interessati a quel video.

Facebook comunica infine che l’aggionamento per la gestione dei video non è ancora disponibile per tutti gli utenti ma, il rilascio avverrà progressivamente nelle prossime settimane.

Pagamenti da mobile: quali sono i servizi disponibili

Pagamenti da mobile: quali sono i servizi disponibili

Sarà davvero l’anno giusto? Sarà davvero il 2015 l’anno in cui passeremo al tanto atteso pagamento tramite dispositivi mobile? Viste le scelte dei più importanti colossi americani possiamo azzadare e dire di si. Apple e Google hanno dedicato molte loro energie a questo nuovo tipo di pagamento generando una reazione a catena portando diverse società ad offire la modalità di pagamento tramite dispositivo mobile.

Il cambiamento sta avvenendo, Bi Intelligence ipotizza che tra poco meno di quattro anni, più precisamente nel 2019 il mobile payment passerà dai 37 miliardi di dollari del 2015 a 808 miliardi, una vera e propria esplosione del servizio. Grazie a protocolli come la tecnologia NFC, i consumatori saranno più invogliati ad utilizzare questo sistema, facendo da un lato salire la richiesta, riducendo dall’altro la diffidenza nei confronti di questo sistema di pagamento. Se la tendenza cambierà le esigenze dei consumatori cresceranno chiedendo maggiore sicurezza, maggiore praticità di utilizzo e velocità di esecuzione; punti che i gestori del servizio non potranno non affrontare.

mobile-in-store-payment-forecast

Ma quali sono gli attuali servizi attivi per effettuare pagamenti mobile? ViralBeat in collaborazione con il Centro Studi Etnografia Digitale ha effettuato un’analisi del mercato attuale raccogliendo tutto in un inforgrafica per spiegare in maniera molto immediata gli attuali canali di pagamento disponibili con i relativi servizi.

Nell’infografica sono stati analizzati:

Infografica-Mobile-Payment

Nell’analisi effettuata ViralBeat ha voluto mettere a confronto i vari servizi in funzione di:

  • Mobile remote payment
  • Mobile commerce
  • Mobile money transfer
  • Mobile proximity payment
  • Svincolo da carta o conto
  • Lettura QR Code
  • NFC
  • Cashback

Analizzando la tabella pubblicata possiamo notare che i due colossi Apple e Google sono molto simili tra loro, unica differenza il sistema di trasferimento di denaro tra persona a persona. Il Mobile Money Transfer è infatti disponibile per Mountain View e non per Cupertino. Importante non dimenticare che recentemente Google durante l’I/O 2015 ha allargato il suo servizio affiancando a Google Wallet, Android Pay, il nuovo servizio che sarà disponibile sui suoi dispositivi.

Per quanto riguarda il servizio di mobile commerce che consiste nell’effettuare acquisti direttamente dal dispositivo, possiamo notare che, esclusi Mysi e PlainPay è disponibile per tutti. Una caratteristica interessante per quanto riguarda la funzione di Mobile Payiment la troviamo su 2Pay e Hype i quali sono gli unici servizi a non richiedere obbligatoriamente una carta di credito per effettuare il pagamento avendo a disposizione un credito caricato in precedenza all’interno dell’applicazione. Altro punto intessante è la presenza o meno del protocollo NFC che, quando non è presente viene sostituito dal QR Code, unica eccezzione MySi.

Paypal, leader dei pagamenti online grazie alla partnership con Ebay e Amazon, è il servizio che tra le funzioni analizzate è attualmente quello che ne offre di meno. Non dispone infatti di NFC e QRCode. Infine per quanto riguarda l’ultima caratteristica presa in considerazione, il Cashback che consiste nel ricevere tramite app soldi reali tramite una rete di acquisti è la funzione meno utilizzata. Solo 2Pay lo ha reso disponibile tra i suoi servizi. Un servizio forse poco diffuso vista la scelta diffusa di non inserirlo. A questo punto come si evolveranno i pagamenti da mobile? L’Italia come reagirà a questo cambiamento? Saremo pronti a reagire in fretta oppure come succede spesso in questi casi dovremo attendere ancora molto?

Tim Cook: Google e Facebook non proteggono la vostra privacy

Tim Cook: Google e Facebook non proteggono la vostra privacy

Si rivolge ad una platea ristretta Tim Cook per parlare nuovamente di privacy. Piu preciasmente durante la EPIC (Electronic Privacy Information Center) dove è stato nominato “Champion of Freedom”, il primo dirigente aziendale ad essere premiato. Così dopo aver parlato di diritti civili di energie rinnovabili, il CEO Apple affronta il discorso privacy e lo fa in modo molto deciso mettendo in evidenza che Cupertino ha una politica diversa rispetto a tutti gli altri. Nel suo intervento non ha fatto riferimento a nessuno ma i riferimenti a Facebook e Google erano molto chiari.

Nel suo discorso Tim Cook parla, senza dirlo apertamente del nuovo servizio Foto di Mountain View. Capisco che i servizi gratuiti siano belli e comodi per tutti – spiega il CEO Apple – ma noi pensiamo che non è giusto cercare tra i contenuti delle email, nella cronologia delle ricerche fatte online e di recente tra le foto di famiglia per ottenere informazioni da usare a scopi pubblicitari. Osservazione che non fa una piega quella di Cook ma dobbiamo considera che i ricavi maggiori di Apple arrivano dall’hardware come per esempio gli iPhone e non dalla pubblicità e servizi vari come avviene per Google e Facebook.

Proprio per questo Tim Cook può parlare in maniera molto sicura di questo aspetto, mettendosi nella posizione ideale di protettore della privacy e della sicurezza per i suoi utenti. Alcuni mesi fa il CEO di Apple aveva scritto una lettera aperta dove spiegava che la Cupertino non utilizza le informazioni personali come fonte di guadagno, non controlla i dati personali presenti negli iPhone e che infine che proprio per queste ragioni non ha mai fornito a nessun governo i dati privati dei suoi clienti. I dati personali – scrivera Cook – solo utilizzato solo per mettere a disposizione degli utenti Apple la migliore esperienza possibile.

Durante il discorso all’Electronic Privacy Information Center Tim Cook ha voluto parlare anche delle transazioni bancarie e più precisamente di Apple Pay, dei dati sulla salute, che secondo le previsione saranno il prossimo ostacolo in fatto di privacy. Il concetto è molto semplice – spiega Cook – ogni utente deve avere la possibilità di poter controllare le informazioni personali. La privacy è un diritto, un diritto fondamentale.

Expo2015: come seguire tutti gli aggiornamenti

Expo2015: come seguire tutti gli aggiornamenti

Expo 2015 è ormai alle porte, manca davvero poco e come possiamo vedere dalle tantissime notizie i lavori molto in ritardo rischiano di non essere ultimati in tempo per il 1 Maggio giorno dell’apertura. Al di la di questo Expo2015 sarà un concentrato di eventi e di manifestazioni distribuite nei sei mesi successivi. Grazie al sito dell’esposizione universale www.expo2015.org sarà possibile nella sezione Eventi seguire e conoscere quali saranno i vari appuntamenti. Questo sarà il punto centrale di raccolta di tutti quello che succederà a Milano e dintorni nel periodo della manifestazione che potrà essere consultato in ogni momento. Per una consultazione più pratica e veloce è stat poi creata l’applicazione per smartphone o tablet di Expo2015 disponibile per iOS e Android ma non per Windows Phone.

Una sezione interessante presente sul sito è la pagina Expo SocialHub che vuole essere il punto di raccolta di tutto quello che viene pubblicato in rete. Expo2015 a questo proposito dispone di una serie di canali social dove diffonde le notizie, tutti consultabili tramite i link disponibili nella pagina superiore del sito.

Expo2015 è presente con i suoi canali ufficiali su:

Questi appena elencati sono i canali ufficiali che il sito di Expo2015 mette a disposizione, ma se vogliamo avere notizie più dettagliate e specifiche quali sono gli altri canali che possono essere considerati e utilizzati durante l’esposizione universale?

Facebook

Twitter

Account che è possibile seguire singolarmente oppure tramite una lista Twitter che ho realizzato e messa in condivisione con una serie di account a questo link (se hai suggerimenti aiutami a completarla twittando a @ceruttiandrea:

Pinterest

Tumblr

Instagram

Questa è un’estrazione di quelli che sono i principali canali social legati ad Expo2015, scendendo più nello specifico possiamo trovare i canali legati ai vari stati, gestiti autonomamente dall’evento principali. Expo2015 partirà tra poco, tra i tanti problemi e ritardi partirà e potrà essere un’occasione per l’Italia, un’ottima vetrina dove potremo mettere in evidenza quello che sappiamo fare. Una cosa è certa, parlare di corruzione di ritardi, di mancanza di soldi o magari buttati non farà sicuramente bene, questa è l’Occasione per farci vedere in tutto il mondo.

[Tweet “#Expo2015: tutti gli aggiornamenti”]

Personaggi famosi sui social: esempio da (non) seguire?

Personaggi famosi sui social: esempio da (non) seguire?

L’arrivo dei social network, ha visto tra i tantissimi utenti iscritti anche una serie di personaggi di una certa imporanza. Personaggi famosi con maggiore visibilità rispetto ad un normalissimo utente. Quello che condividono, vista la grande visibilità, può essere d’esempio oppure esattamente il contrario, come è successo in queste ultime settimane, dove alcuni stati hanno oltrepassano il limite del buon senso.

Pensando a quanto è successo nelle ultime settimane, penso sia giusto farsi alcune domande, chiedendosi quale sia il giusto comporamento che un personaggio famoso deve tenere su social come per esempio Facebook oppure Twitter. Vista la loro posizione possono reagire ad una qualsiasi provocazione? In poche parole sono un personaggio di spicco e quindi posso scrivere e fare quello che voglio? Forse si, forse no, la cosa può essere vista da vari punti di vista tenendo sempre in considerazione la libertà nel pubblicare o meno quella determinata foto o commento. In determinate situazioni presenti in rete, una reazione decisa è giusto averla ma forse un personaggio con una certa visibiltà dovrebbe ricordarsi quale sia la posizione nella società e quanto a volte possono influenzare una determinata discussione.

I social network in questi anni è sempre più cresciuto portando a situazioni fuori controllo, dove per esempio un politico, un giornalista, un cantante, uno sportivo ha creato situazioni evitabili. Sarebbe davvero un passo imporante che, chi occupa una posizione di spicco, la utilizzi per essere d’esempio, e non il contrario, così essere sopra le parti e magari fare da mediatore in situazioni complicate. Scrivere di getto, come spesso succede, per poi ritrattare dopo pochi minuti, non ha molto senso, il post ormai è stato sicuramente ricondiviso e commentato.

Il mondo dei social ha bisogno di guide, di punti di riferimento e tutto questo ricade nella maggior parte dei casi, su questi personaggi che possono intervenire nell’aiutare in una particolare situazione. Sto sognando? Non lo so, ma in un mondo, dove ognuno dice la sua con a volte troppa cattivera e poco buon senso, una guida sopra le parti potrebbe essere imporante e aiutare ma soprattutto insegnare.

Social media: le regole per un buon comportamento

Social media: le regole per un buon comportamento

Le regole di buon comportamento sui social media non esistono, nella maggior parte dei casi impariamo con la pratica, spesso grazie al buon senso. Quando usiamo però questo mondo per lavoro e non per divertimento è importantissimo sapere come comportarsi, come affrontare determinate scelte. Un scelta sbagliata, quando stiamo per esempio sviluppando una campagna marketing, potrebbe provocare molti danni ad un’azienda considerando quanta visibilità hanno oggi i social network.

Le variabili che entrano in giorno nello stabilire una regola sono tante, basti pensare al tipo di mercato in cui si opera. Ci sono approcci diversi, campagne diverse che vanno ottimizzate in funzione di quello che di va a pubblicizzare a condividere. Kevan Lee sul blog di Buffer ha voluto raccogliere le più condivise. Ecco quelle per i quattro social più diffusi.

Per tutti i social network

  1. Condividi più volte al giorno, distanziando i messaggi tra loro. Condividere i post a raffica non aiuta sicuramente anzi porta all’effetto contrario facendo scappare i follower.
  2. Rispondi a tutti i commenti nel più breve tempo possibile, maggiore è la rapidità maggiore è l’attenzione verso gli utenti. Rispondere entro un’ora dalla pubblicazione di un commento fa sicuramente la differenza.
  3. Attenzione agli hashtag e quali sono trend al momento della condivisione. Non inserirne tanti 1 va bene, 10 sono decisamente troppi. Facendo una media 3 potrebbero la giusta quantità per post ma dobbiamo come sempre tenere in considerazione dove pubblichiamo. L’eccezione è Instagram che richiede l’utilizzo di molti hashtag e 11 potrebbe essere la cifra giusta.
  4. Nella totalità delle condivisioni l’80% deve essere di informazione e il 20% pubblicitario promzionale.
  5. Scrivere in prima persona plurale quando si parla del blog aziendale. Noi siamo è la terminologià corretta che da sicuramente un senso di appartenenza al contenuto.

Le regole per Twitter

  1. Non inviare un messaggio diretto automatico quando ottieni un nuovo follower. Questo potrebbe essere visto dal nuovo follower come una cosa impersonale, meglio non mandarlo oppure sfruttare un messaggio personalizzato per ogni nuovo utente che vi seguirà.
  2. Non comprare i follower, certo a livello di crescita e visibilità è importante ma è sicuramente una pratica scorretta.
  3. Non utilizzare troppe parole chiave, utilizzarne troppe fa cadere la leggibilità di un tweet e di conseguenza la sua visibilità.

Le regole per Facebook

  1. Non mettere mi piace al tuo stesso post. Non è sicuramente professionale e potrebbe essere un tentativo disperato di ottenere visibilità. Assolutamente da evitare.
  2. Non taggare fan, clienti o altri nelle foto pubblicare senza il loro permesso. Per quanto a volte potrebbe fargli piacere potrebbe diventare rischioso e andare contro la loro privacy che va sempre e comunque rispettata.
  3. Non taggare utenti non collegati direttamente al post pubblicato. Questa tecnica viene utilzzata per dare più visibilità ad un contenuto ma non è una partica molto corretta.
  4. L’autopromozione di un post viene penalizzata da Facebook, evitate quindi di richiedere una condivisione, un commento, un mi piace. La visibilità sarà sicuramente limitata dal social.

LinkedIn

  1. Personalizza una richiesta di connessione. Quando richiedi il collegamento ad una persona che non conosci viene sicuramente più apprezzato un messaggio personalizzato che una richiesta impersonale e se vogliamo fredda.
  2. Come nel caso della richiesta di collegamento ad una persona che non conosci è importante anche dare il benvenuto ad un nuovo collegamento e un messaggio personalizzato è certamente apprezzato.
  3. Iscriversi ad un gruppo con l’unico obbietivo di promuoversi e vendere i propri prodotti non è certo una mossa corretta. Quando si entra a far parte di un gruppo è imporante rispettare il posto in cui si è seguendo le dinamiche del gruppo partecipando per esempio alle discussioni. Dopo una prima fase di conoscenza allora è possibile, con discrezione, promuovere la propria attività.
  4. Quando partecipo ad un evento importante è buona educazione avere un abbigliamento adeguato, per Linkedin è lo stesso, il tono su questo social ha un livello professionale, è imporante quindi adeguarsi a queso target.

Google+

  1. Quando commenti un post, per buona educazione è importante menzionare l’utente autore del contenuto.
  2. Quando condividete un post, è importante aggiungere sempre il proprio commento, non fermatevi alla sola condivisione, farlo è sicuramente un valore aggiunto.
  3. Condividi i contenuti nelle cerchie così da ottimizzare meglio la pubblicazione. Alcuni dei tuoi contenuti potrebbero non interessare a determinati follower.
  4. Per dare maggiore risalto al vostro contenuto Google+ mette a disposizone alcune opzioni di formattazione per il testo come il grassetto, il corsivo e barrato, sfruttarle da sicuramente più visiblità a determinate parole all’interno del contenuto.
La tua password è sicura? Non fidarti dei sistemi di verifica

La tua password è sicura? Non fidarti dei sistemi di verifica

Quando effettuiamo un iscrizione on line, spesso troviamo vicino alla casella per l’inserimento della password un sistema di verifica che tramite i colori rosso, verde e giallo indica se la parola o il codice inserito è più o meno sicuro. Un sistema sicuramente interessante ma, secondo una ricerca effettuata dalla Concordia University di Montreal, questo sistema non è molto attendibile.

L’università canadese ha infatti effettuato una serie di test per arrivare a questa conclusione semplicemente inserendo una lunga serie di parole chiave. I risultati ottenuti sono stati piuttosto deludenti, i sistemi di verifica di Google, Yahoo, Microsoft, Skype e altri, hanno visualizzato una colorazione verde anche con password non molto sicure.

A questo proposito va però detto che chi utilizza spesso il web si era già accorto di questo problema perchè questi sistemi vanno a controllare che siano stati inseriti numeri e lettere maiuscole nella parola chiave e non in che modo. Se inseriamo per esempio Password123 il sistema di controllo conferma che la password è conforme ai canoni di sicurezza.

I software di controllo sono però diversi tra di loro, lo studio infatti metti in evidenza per esempio che Password1 a differenza di Yandex non è accettata da Dropbox. Altre differenze ci sono nella accettazione dei caratteri speciali come @ e #, alcuni siti infatti li ammettono tutti, suggerendo in alcuni casi quali utilizzare, altri no. Al di la di tutti questi problemi una ricerca richiesta da Microsoft e in collaborazione con Berkeley e della British Columbia dimostra che il sistema di vigilanza ha certamente alcuni limiti ma è spesso stimolo per le persone a trovare password più creative.

Questi sistemi di controllo sono sicuramente utili per creare una passorwd non troppo scontata ma per una protezione migliore sarebbe utile che in fase di inserimento il controllo indicasse all’utente di evitare date e nomi riconducibili a se stessi, di non utilizzare la stessa password su diversi siti, di cambiarle periodicamente, di utilizzare numeri e caratteri speciali e se potesse servire ad aiutare la poca memoria utilizzare frasi come L@n3bb1@@gl11rt1coll1.

Fonte | concordia