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Facebook: via i contatti inattivi dalle pagine Mi Piace

Facebook: via i contatti inattivi dalle pagine Mi Piace

Facebook in un comunicato appena pubblicato rende noto che nelle prossime settimane, più precisamente dal 12 marzo, rimuoverà  i Like delle pagine Mi Piace degli account disattivati o appartenenti a persone defunte. Scopo di questa operazione, fornire un numero più affidabile possibile di iscritti ai gestori delle pagine.

Questo porterà alla diminuzione dei Mi Piace in alcune pagine in funzione dei contatti inattivi presenti. Questa notizia potrebbe essere un problema per chi ha comprato account fake per incrementare il numero dei Mi piace. La procedura comunicata da Facebook non è nuova, alcuni mesi fa infatti  Instagram, social di proprietà Facebook, aveva messo in pratica una pulizia simi e alcuni account avevano perso fino al 50% degli iscritti. Ecco di seguito il comunicato stampa in italiano:

Molte aziende usano i dati delle loro Pagine per capire chi sono i loro iscritti e cosa sta loro a cuore. Per far sì che quei dati siano più affidabili e significativi, stiamo aggiornando il modo in cui vengono contati i “Mi piace” delle Pagine, rimuovendo dalla conta degli iscritti gli account che nel frattempo sono stati disattivati o appartengono a persone morte. Questo cambiamento fa sì che i dati di Facebook siano aggiornati e coerenti.

Rimuovere gli account inattivi

Ci sono principalmente due buone ragioni per rimuovere dalla conta dei “Mi piace” gli account disattivati o appartenenti a persone morte:

  • Per i proprietari delle Pagine: la rimozione di questi account fornisce ai proprietari delle Pagine dati sempre aggiornati sulle persone che seguono davvero i loro aggiornamenti, e rende più facile identificare e trovare un pubblico simile per i loro annunci a pagamento.
  • Per coerenza generale: filtriamo già dai singoli post i “Mi piace” e i commenti generati da account disattivati o di persone morte, quindi questo rende i nostri dati coerenti tra loro.

Cosa aspettarsi

Nelle prossime settimane i gestori delle Pagine vedranno un piccolo calo nel numero dei “Mi piace”, come conseguenza di questo aggiornamento. È importante ricordare, però, che i “Mi piace” rimossi appartengono a persone che erano già inattive su Facebook.

Per il futuro, tutti gli account volontariamente disattivati o appartenenti a persone morte saranno rimossi automaticamente dalla conta dei “Mi piace” delle pagine a cui erano iscritti. Qualora un account disattivato venisse poi ri-attivato, sarebbe aggiunto alla conta dei “Mi piace” delle pagine a cui era iscritto.

Se i dati su Facebook sono più significativi e affidabili, tutti ci guadagnano. Speriamo che questo aggiornamento renda le Pagine ancora più preziose per imprese e aziende.

Google: quanto ci conosce?

Google: quanto ci conosce?

La nostra presenza online, grazie allo sviluppo e alla creazione di nuove tecnologie negli ultimi anni è aumentata. La necessità di essere sempre connessi è sicuramente cresciuta, portandoci a passare più tempo in rete interagendo in maniera sempre più attiva con altri utenti. Quando effettuiamo ricerche, quando ci connettiamo con nuovi canali, quando compiliamo un form, andiamo inevitabilmente ad inserire una serie di dati personali in rete che vengono memorizzati e utilizzati per effettuare ricerche e statistiche dai colossi del web.

Una parte importante di questo mondo è gestita da Google, il motore di ricerca numero uno al mondo che in funzione delle nostre iscrizioni delle nostre ricerche, immagazzina dati stilando per ogni utente una sorta di scheda con la maggior parte delle operazioni immesse in rete. Ma quali sono le informazioni memorizzate da Google? Quanto ci conosce? Cosa possiamo permettergli di sapere e cosa possiamo in certi casi cancellare?

Vediamolo insieme in questi punti:

1. Google, analizza quello che un utente fa online come per esempio cosa cerca, come si muove tra le pagine. In funzione di questo proporrà una serie di annunci ottimizzati e dedicati per ogni singolo utente. A questo link è possibile vedere cosa Analytics, il sistema di analisi che si occupa di questo, cosa conosce dell’utente. Google da la possibilità a chi volesse, di cancellare queste informazioni e non permettere la pubblicazione di annunci durante una ricerca sul web tramite questo link.

2. BigG è principalmente un motore di ricerca che viene utilizzato da moltissimi utenti. Tutte le ricerche effettuate vengono memorizzate da Google ed è possibile vederle a questo link. La memorizzazzione di tutte le ricerche effettuate, è importante dirlo, avviene solo quando ci si è registrati su Google, in caso contrario non viene mantenuta traccia delle ricerche.

3.  Se in possesso di uno smartphone con sistema operativo Android, tutti le volte che verrà inviata la posizione Google la memorizzerà stilano un elenco delle localizzazioni indicando anche in quale giorno mese e anno è stata inviata. Questo è possibile vederlo a questo link.

4. Controllare la propria privacy è importante, Google aiuta in questo con la possibilità di ricevere un report sulla sicurezza e sulla privacy una volta al mese. A questo link è possibile effettuare questo tipo di richiesta semplicemente spuntando la frase “Inviami promemoria mensili per controllare l’attività del mio account”.

5. Quali sono le applicazioni che hanno accesso ai dati personali? Quali dispositivi li utilizzano? A questo link è possibile vedere tutto questo: dispositivi, applicazioni web e per dispositivi mobile. In questa pagina è poi possibile revocare l’accesso con cui non si vuole più condividere i dati personali.

6. Sesto punto ma non meno importante riguarda il backup. Google permette infatti di scaricare, suddiviso per applicazione o servizio, un copia di sicurezza dei dati personali. Il servizio di backup è disponibile a questo link.

10 ottimi motivi per utilizzare Google Plus

10 ottimi motivi per utilizzare Google Plus

Google Plus, un oggetto misteriso per molti, l’anti facebook per altri. Ma cos’è davvero questo servizio sviluppato dal motore di ricerca numero uno al mondo? Cerchiamo di capirlo insieme. Prima tutto è importante capire che Google Plus non è un social network possiamo definirlo un social layer per la sua struttura integrata completamente nell’ecosistema Google. Altro punto da chiarire riguarda Facebook, non è la sua alternativa, il social blu connette le persone, Google Plus lavora anche sui contenuti non solo sugli utenti.

Il social che anni fa davano per spacciato già alla sua uscita mette a disposizione degli utenti interessanti servizi e possibilità, un servizio completo che solo Google Plus può fare. Il confronto con Facebook non regge da diversi punti di vista, certo anche il social numero uno al mondo si sta completando con l’aggiunta di tanti servizi ma il layer messo a disposizione da Google Plus è unico.

Ma la domanda a questo punto è: perchè devo scegliere Google Plus, quali sono i motivi che potrebbero farmi cambiare idea? Proviamo a vederli insieme

  1. La personalizzazzazione dei contenuti come formattare il testo in grassetto e corsivo come un vero e proprio articolo da blog.
  2. Caricare una foto ad alta risoluzione, Facebook non permette di farlo, perchè riduce in automati la foto del 60/70%, redendendole magari di pessima qualità. Oltre a questo Google plus mette a disposizione una serie di strumenti per modificarle e quindi migliorarle. In più è possibile sapere le visualizzazioni di singola foto.
  3. I post pubblicati su Google Plus sono visibili nella SERP di Google e quindi più visibili in fase di ricerca.
  4. i contatti possono essere suddivisi in cerchie, delle liste dove sarà possibile suddividere le persone secondo una categoria. Alle cerchie sarà poi possibile, vista l’integrazione con GMail, inviare direttamente una newsletter.
  5. La grande differenza rispetto a tutti gli altri social è la possibilità di usufruire di una serie di servizi collegati tra loro come drive, calendar, youtube, da qui la denominazione di Social Layer
  6. Grazie a Google My Businnes è possibile creare delle pagine collegate con Google Analytics e Google adWords per delle campagne pubblicitarie.
  7. Seguire i temi trend come su Twitter, con la possibilità di sapere l’argomento più chiaccherato.
  8. Gestione avanzata dei post con la possibilità di disattivare i commenti e le condivisioni, effettuare l’analisi del post oltre comunque alle funzioni per modificare, eliminare e inserire gli hashtag.
  9. Sfruttare il widget del social come badge per il profilo sul tuo blog.
  10. Utilizzare il comment form nei post sul blog così da poter tener sotto controllo commenti e condivisioni

Conclusioni
I 10 punti che ho voluto elencarvi sono alcune delle cose che Google Plus ci mette a disposizione. Il social del motore di ricerca numero al mondo ci mette davvero a disposizione una serie di servizi che altri servizi non hanno, un servizio completo con vantaggio che portano a definirlo Social Layer e non più Social Network, un serie di servizi integrati nell’ecosistema di Google. Tu cosa ne pensi? Lo stai utilizzando oppure è ancora un oggetto misterioso?

Foto minorenni su Facebook: pubblicare o non pubblicare?

Foto minorenni su Facebook: pubblicare o non pubblicare?

Durante la giorno quando vogliamo fare una pausa, automaticamente andiamo su Facebook per curiosare cosa fanno i nostri amici facendo scorrere una serie di contenuti come immagini e video condivisi. Viviamo in un mondo ormai completamente (o quasi) social dove tutto viene condiviso su Facebook, Twitter, Google+ e tanti altri canali presenti in rete. Ma davanti a questo contiunuo pubblicare, condividere, mettere in pubblico quello che fino a qualche anno fa era la nostra vita privata, penso sia importane fermarsi e pensare se sia giusto fare tutto questo.

Certo, con la diffusione dei social network tutto cambia, il confine tra la nostra vita privata e quella pubblica forse non esiste più e l’essere presenti su Facebook elimina forse completamente questo limite. Ma questo confine in certi casi va mantenuto, per proteggere quello che è per noi importante. Ci sono alcune piccole cose da prendere in considerazione prima di pubblicare per esempio una foto, un video o comunque qualcosa che riguarda la nostra vita privata perchè se riteniamo importante mantenere una protezione dobbiamo è importante sapere se quello che pubblichiamo è protetto.

La rete oggi è molto pericolosa, pubblicare qualcosa di privato come per esempio la nostra famiglia, specialmente se minorenne, è purtroppo un rischio a causa dei troppi malintenzionati presenti sul web. Siamo davanti ad una scelta importante quando stiamo per pubblicare una foto, perchè quella foto appena pubblicata perderà, come per esempio succede per Facebook, l’esclusività e darà diritto al social di utilizzarla. La scelta a volte potrebbe essere difficile ma pensiamo ad una foto scattata ad un bambino e pubblicata in rete, a quali rischi sarebbe esposta? Sappiamo con certezza dove andrà a finire? Purtroppo no.

Una possibile riflessione può arrivare da alcune statistiche pubblicate in rete che mettono in evidenza numeri davvero alti in fatto di pubblicazione di foto di minori, uno studio realizzato da AVG dice infatti che negli Stati Uniti il 92% dei bambini sotto i due anni è presente in rete, anni fa in Europa la stessa statistica era ferma al 73%, ma vista la tendenza generale questa percentuale non sarà sicuramente diminuita.

Certo potremmo pubblicare lo stesso la foto impostando un livello di privacy elevato ma, dobbiamo sempre tenere in considerazione una cosa, la foto una volta cancellata rimarrà comunque come backup sui server di Facebook. A questo proposito è infatti importante non dimenticare che Facebook considera l’utente come proprietario dei contenuti pubblicati, precisando che l’utente concede al social il diritto di utilizzarlo, come spiegato nelle Condizioni d’uso. Questo diritto non è revocabile finisce solo nel momento in cui l’utente si cancella definitivamente dal social.

Conclusioni

Forse manchiamo di educazione in questo, forse non conosciamo quali sono i rischi nel pubblicare la foto di un minorenne, possono essere diverse le ragioni di questa poca competenza. Un social può essere lo strumento perfetto far vedere la foto di un bambino appena nato, della sua crescita oppure di un suo compleanno ai suoi parenti e amici ma, un po’ di attenzione ci vuole lo stesso. La scorsa settimana ho pubblicato un post dove spiegavo quale comportamento tenere in rete in campo lavorativo, i casi sono simili solo che in questo caso si andranno a proteggere persone imporanti nella sfera privata di una persona.

Personal Branding? Partiamo da Linkedin

Personal Branding? Partiamo da Linkedin

Farsi conoscere in rete oggi è molto importante, ma va fatto nel modo giusto, mettendo in evidenza le proprie capacità ed esperienze creando il nostro Personal Branding. Se guadiamo questo dal punto di vista lavorativo il primo pensiero va al social di riferimento per questo mondo: Linkedin. Se oggi vogliamo creare un rete professionale seria e completa è su questo canale che dobbiamo concentrare buona parte dei nostri sforzi.

Linkedin può essere un ottima vetrina per farsi conoscere, un profilo completo in tutte le sue parti permette maggiore visibilità e di conseguenza maggiori possibilità a livello lavorativo. Negli scorsi giorni vi avevo parlato di alcuni suggerimenti da seguire per essere presenti in rete nel modo corretto, in questo post voglio darvi alcuni semplici consigli sull’utilizzo di quello che possiamo definire il social professionale per eccellenza.

Ma quali sono le parti a cui dobbiamo più importanza, quali azioni vanno effettuate su Linkedin per dare una buona visibilità al nostro profilo? Il primo passo da fare dopo l’iscrizione a Linkedin è quello di completare il profilo inserendo e tutti i dati che ci riguardano, come la nostra carriera lavorativa, che andremo ad aggiornare quando acquisiermo una nuova mansione all’interno della società in cui stiamo lavorando oppure più semplicemente quando cambieremo lavoro.

Quali sono i punti principali che vanno compilati nel completamento di un profilo? Eccoli di seguito:

  • Immagine profilo – La parte più imporante, insterite una foto dove il volto è visibile, un profilo senza immagine è meno considerato
  • Esperienza – Semplicemente la carriera lavorativa in tutte le sue fasi disposte cronologicamente
  • Progetti – Stai sviluppando nuvoi lavori dove magari si sta investendo tempo inseguendo perchè no un sogno? Presenta il tuo progetto magari con un link.
  • Corsi – Corsi di formazione fatti al di fuori della carriera scolastica
  • Lingue – A parte la lingua madre quali lingue conosciamo? Potremo catalogarle in funzione della conoscenza
  • Competenze – Sarà possibile pubblicare un elenco con delle keyword che potranno essere confermate in funzione delle nostre competenze dai nostri contatti
  • Formazione – Quali scuole hai frequentato? La tua carriera scolastica insomma
  • Organizzazioni – Fai parte di qualche organizzazione come per esempio un ONLUS, inseriscilo
  • Riepilogo – In questo punto va inserito un piccolo riassunto delle capacità lavorative, così da dare una prima immagine di quello che si è capaci di fare.

Questi punti sono solo il primo passo per dare visibilità al profilo, ma quali sono le altre azioni da effettuare per rendere vivo il profilo? Come abbiamo detto non basta completare in tutte le sue parti la nostra carriera lavorativa, è importante interagire con gli altri contatti creando una rete attiva.

Prima di tutto è importante disporre di una serie di contatti e quindi come secondo passo, dopo il completamento del profilo, collegandovi per esempio da persone conosciute all’interno della vostra sfera lavorativa. Vediamo quindi le azioni principali da effettuare per avere un profilo attivo e ricercabile:

  • Condividi – Come detto nel precedente punto è importante condividere le notie così da mettere in evidenza il nostro profilo. Un utente attivo e dinamico è sempre più visibile.
  • Menziona – Nella pubblicazione di un contenuto di una notizia, menzionare un contatto oppure un azienda aiuta a dare più visibilità a questo che avete condiviso.
  • Chi a visitiato il mio profilo – Questo è più che altro un controllo. Verifica sempre chi ha visulizzato il tuo profilo così da capire perchè si sono interessati a te, chiedendogli magari di entrare a far parte della tua rete contatti.
  • Raccomanda e Conferma le competenze – Tra i vostri contatti potrete, grazie a questa funzione, confermare una capacità, una conoscenza una competenza di un vostro contatto a voi collegato così da dagli un’aiuto in fase di ricerca di lavoro. Ovviamente la stessa cosa faranno i vostri contatti verso di voi.
  • Segui i membri influenti – Altro punto importante sempre in ottica visibilità è quello di seguire i membri influenti presenti su linkedin. Lo stesso social vi suggerirà alcuni contatti importanti. Avere tra i contatti seguiti un membro influente è sicuramente un modo per imparare e e capire come sono presenti sul Linkedin.

Conclusioni

Oggi il personal branding è importante in ottica lavorativa, disporre di una buona reputazione online è molto spesso determinante per ottenere o meno un nuovo posto di lavoro. Linkedin, considerato da molti come il social di riferimento per una carriera lavorativa, è spesso determinante. Avere un buon profilo, completo in tutte le sue parti e attivo sulla rete non potrà che essere imporante. Certo, non sarà la bacchetta magica che ci metterà davanti il posto di lavoro perfetto per noi, ma potrà essere un imporante tassello nella nostra carriera lavorativa.

Social Curriculum Vitae: ecco 3 suggerimenti

Social Curriculum Vitae: ecco 3 suggerimenti

La crisi modiale ha cambiato e cambierà il mondo del lavoro, tantissime persone, avendo putroppo perso il lavoro sono alla ricerca di un nuovo impiego. Un mito come il posto fisso, potrebbe essere oggi una possibilità ristretta a poche persone. In funzione di tanti fattori che si sono evoluti in questi anni, un impiego va cercato utilizzando nuove strade, nuovi canali, che alcuni anni fa non avremmo mai pensato di prendere in considerazione.

Oggi, oltre al classico curriculum vitae ci altre sono altri fattori che vanno presi in considerazione, uno su tutti la nostra presenza sul web, o se vogliamo chiamarla più correttamente la nostra personal reputation. Il controllo del nostro nome e della nostra presenza sul web sta sempre più diventando un fattore importante in un colloquio lavorativo e in certi casi determina l’assunzione. A questo punto è giusto chiedersi: come ci dobbiamo apparire sul web? Quello che pubblichiamo potrebbe davvero influenzare il giudizio nei nostri confronti?

Scrivendo questo non sto dicendo: scappate dal web, chiudete tutti i social!! Assolutamente no, non è sicuramente al soluzione giusta. Ci sono però alcune piccole cose da non dimenticare per esempio quando si commenta uno stato, si pubblica una foto o si condivide un contenuto. Potrei essere antipatico nel dire questo lo so, ma sono cose importanti da tenere in considerazione, non sappiamo purtroppo quale sarà il nostro futuro lavorativo ma, nel momento in cui dovremo presentarci per un colloquio di lavoro potremo giocarci al meglio tutte le carte.

A questo punto quali sono le piccole attenzioni da tenere sempre in considerazione? Il primo pensiero non può anche andare ai social network, luogo dove tanti passano molto del loro tempo e dove spesso di condividono i momenti principali di una giornata. Stiamo parlando di Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn molto diversi tra loro ma simili in tante cose.

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Proviamo a dare un rapido sguardo a quelle che potrebbero essere delle piccole regole da seguire per creare un Social Curriculum Vitae.

1. Pubblicazione di uno stato

La pubblicazione di un stato che può riguardare: uno stato d’animo, una presa di posizione ad avvenimento che ci ha scosso durante la giornata è sicuramente un azione che quotidianamente facciamo. Ma quello che viene pubblicato da chi viene visualizzato? Qual è il suo livello di condivisione?

A proposito di questo è importante controllare, prima di pubblicare, da chi sarà visualizzato. Questo è andrà a limitare la diffusione dei nostri contenuti in rete che vogliamo proteggere o che potrebbero risultare scomodi. Certo la soluzione più pratica è quella di non pubbbliare quel testo senza dubbio, ma se proprio non possiamo farne a meno, un pizzizo di attenzione in più potrebbe fare la differenza.

2. Pubblicazione/Condivisione di una foto

La pubblicazione di una foto oppure di un video su un social network va vista come nel caso di un testo con molta attenzione. Sono due i punti in questo caso da considerare: l’immagine potrà essere vista da tutti e una volta pubblicata diventerà di proprietà del social. A questo punto cosa dobbiamo fare a questo proposito?

Per maggiore protezione del contenuto, come succede per il testo è importante controllare il livello di visibiltà come dicevamo mentre invece per mantenere la proprietà su quell’immagine magari importante è necessario attivare una protezione esterna. Ma come è possibile farlo? Con un social che tutela i nostri diritti sulle immagini come per esempio Flickr. Utilizzando questo servizio sarà possibile lo stesso pubblicare usando però come tramite, il social di propietà Yahoo. Un passaggio in più che però garantisce il mantenimento della proprietà delle immagini.

3. Commenti

Terzo ma non meno importante la parte commenti, la più pericolosa in certi casi perchè potrebbe succedere che per colpa di una reazione del momento, nel commentare un fatto un’avvenimento che ha suscitato polemiche, porti a scrivere frasi che possono essere malinterpretate e magari visualizzate da tutti. Il rischio è dietro l’angolo purtroppo e il commento dato da una reazione può essere visto e utilizzato contro gli interessi di chi è alla ricerca di un posto di lavolo. Non ci sono dubbi che sia un altro punto da tenere molto in considerazione.

Conclusioni

Questi sono tre piccoli suggerimenti che possono essere utilizzati sui social network per mantenere una buona reputazione online, certo possono essere inutili per alcuni ma molto utili per altri. Dobbiamo però considerare che la reputazione online sta diventando sempre più importante, non basta un curriculum vitae ben compilato. La presenza sui social network oggi può diventare un argomento da affrontare durante un colloqui ed è importante quindi avere una buona reputazione, così da poter essere nelle condizioni ideali nella ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Google: 5 fattori di classificazione per un contenuto di qualità

Google: 5 fattori di classificazione per un contenuto di qualità

Quando scriviamo un post, sappiamo benissimo che se vogliamo ottenere il massimo della visibilità dobbiamo creare un contenuto di qualità. Google nello stabilire un ranking tra i vari argomenti pubblicati in rete, analizza quello che scriviamo e, in funzione del modo in un cui scrivamo e delle immagini da o meno visibilità a quello che viene condiviso in rete. In che modo i motori di ricerca ma soprattutto Goole analizzano questi contenuti? Quali sono i fattori chiave che fanno la differenza in fatto di visibilità all’interno di un post? Il blog di Econsultancy ha provato a rispondere a queste domande indicando cinque fattori da cui prendere spunto.

1. Contenuto
Nella realizzazione di un post non si deve concentrare la propria attenzione solo sulle parole chiave, è necessario affrontare bene l’argomento in maniera completa utilizzando una serie di termini correlati. Un brand per esempio per essere sviluppare un contenuto visibile deve includere nel testo una serie di termini chiamati content clusters correlati all’argomento, che possono essere ricercati da una certa varietà di utenti da modalità di ricerca diverse tra loro.

Per fare un esempio pratico possiamo pensare ad termine come iPhone6 plus dove, parole come Apple o mobile sono molto legate all’argomento trattato, tanto da essere visualizzate insieme alla ricerca principale, questi termini sono definiti proof terms. Altri termini rilevanti definiti relevant terms possono essere curvatura oppure dimensioni dello schermo che possono essre classificati come topic cluster subordinati, ma comunque importanti.

2. Lunghezza del testo
Nel 2012 Searchmetrics dichiarava che le pagine che avevano ottenuto un basso ranking contenevano un elevato numero di parole, due anni dopo tutto viene smentito dal Ranking Factory study, che definisce che un articolo è ben indicizzato quando contiene 975 parole – 8313 caratteri. Per essere più pratici due pagine in Times New Roman 11 di un documento Word.

3. Leggibilità del testo
Nell’ottica di fornire all’utente contenuti di qualità, Google sta pensando di valutare anche la leggibilità del contenuto. Econsultancy, prova a dare un indicie di valutazione a questa possibile analisi del motore di ricerca numero uno al monto utilizzando come riferimento la scala di leggibilità Flesch, che analizzata la lunghezza delle parole e delle frasi valuta quanto il contenuto dandogli un valore da 0=difficile a 100=facile. La formula, riportata qui sotto abbastanza complessa definisce per esempio per le pagine con ranking elevato un punteggio tra 73 e 74.

indice di leggibilità flesh

4. Pubblicità
Secondo quando riportato nell’analisi di Econsultancy, i primi siti che occupano le prime 30 posizioni su Google visulalizzano di solito meno pubblicità rispetto ad altri. Questa va a confermare una scelta degli utenti che vogliono vedere solo il contenuto e non essere distratti da banner pubblicitari.

5. Immagini
Le imagini valgono più delle parole si dice, stesso discorso per i video contenuto che Google apprezza molto. Al di là del punto di vista estetico del vostro post è importante considerare che i primi dieci siti in classifica inserisconto tra 6 8 immagini o video per pagina. Molto probabilmente in futuro Google limitetà questi contenuti ma oggi, per ottenere visibilità è importante utilizzare anche immagini di qualità.

Conclusioni
Google sta sempre più migliorando il suo algoritmo per individuare i contenuti di qualità, un sempre maggiore ottimizzazione andrò in futuro a declassare le pagine povere e con contenti di bassa qualità riducendogli di molto la visibilità. Per raggiungere una buona visibilità sarà quindi imporante rispettare tutti questi fattori, con però un ulteriore condizione che aiuterà sicuramente a fare la differenza: una piano di lavoro, una strategia così fornire agli utenti un flusso regolare e di qualità agli utenti.

Fonte | econsultancy

Google Translate: ecco Word Lens e traduttore simultaneo

Google Translate: ecco Word Lens e traduttore simultaneo

Il traduttore universale di Star Trek è finalmente disponibile per gli smartphone. No, non stiamo sognando state tranquilli, stiamo parlando delle nuove funzionalità rilasciate da Google per la sua applicazione Translate. La nuova versione include il rilevamento automatico della lingua in modalità di conversazione, così da permettere a due persone che non parlano la stessa lingua comunicare tra loro. Dopo aver selezionato le due lingue, Google Translate tradurrà in tempo reale le due conversazioni permettendo così la comunicazione tra loro.

Nell’ultimo aggiornamento di Google Translate è stato integrato Word Lens, una funzione che permette di leggere istantaneamente un testo scritto. Nella versione precedente per poterla utilizzare l’utente doveva scattare una foto alla scritta e segnare quali parole voleva tradurre. Word Lens è molto più immediato, basterà infatti inquadrare l’immagine e istantaneamente verrà visualizzata la traduzione. Word Lens funziona senza una connessione Internet e sarà possibile avere traduzioni in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese, russo e spagnolo. Per le altre lingue, sarà ancora richiesta la foto della scritta da tradurre. Le nuove funzionalità di Google Translate sono disponibili sia per iOS e Android.

Google Translate, con traduzione in tempo reale va ad aggiungersi a quello realizzato da Microsoft per Skype, la barriera tra le diversità di linguaggio sta rapidamente scomparendo grazie alla tecnologia, questa nuova funzione potrebbe risolvere diverse problematice che vanno da un semplice viaggio all’estero per lavoro o come turisti alla possibilità di comunicare con liguaggi oggi ancora difficili.

 

Fonte | mashable

Mercedes-Benz F 015 Luxury in Motion: la self-driving del futuro

Mercedes-Benz F 015 Luxury in Motion: la self-driving del futuro

Lo spazio espositivo della North Hall al Consumer Electronics Show (CES) ha ospitato un’importnate notizia che riguarda il futuro del mondo automobilistico. Stiamo parlando dell’avvenieristico progetto Mercedes concretizato in un ambizioso prototipo di una vettura self-driving. La casa automobilistica tedesca ha poi messo alla prova la vettura effettuando un giro di prova sulla Strip di Las Vegas la scorsa notte, riscontrando risultati davvero interessanti.

L’auto chiamata Mercedes-Benz F 015 Luxury in Motion per muoversi in totale autonomia e senza guidatore utilizza una serie di sensori, telecamere e sistemi radar per muoversi. L’interno della vettura è molto ampio con sedili arrotondati che possono essere ruotati per formare un vero e proprio salotto. Nel momento si desidera poi prendere il controllo della vettura è stato inserito il volante.

Mercedes-Benz F015 - Luxury in Motion

Molti operatori del settore auto sono presenti a Las Vegas è l’interesse verso questa macchina è molto alto, ma attualmente questa vettura futuristica non disponibile sul mercato semplicemente perchè semplicemente non c’è. Raj Nair Chief Technology Officer (CTO) di Ford parlando della vettura ha spiegato che non è sufficiente avere un unico sistema di navigazione per guidare una vettura self-driving, i costruttori di automobili dovrenno prevedere l’inserimento di due sistemi di navigazione nel caso il primo fallisca.

Mercedes a proposito della sua Mercedes-Benz F 015 Luxury in Motion, dichiara che non sarà disponibile fino al 2030 e sarà comunque diversa da quella provata sulla Strip di Las Vegas. Un altro motivo per cui Mercedes non venderà questa vettura è il prezzo elevato, la presenta di sensori, telecamere, sistemi radar e non ultimo software che gestisce la vettura non contribuiranno certamente a tenere basso il prezzo di questo prototipo.

Fonte | venturebeat

Nvidia entra nell’automotive: ecco Drive CX e PX

Nvidia entra nell’automotive: ecco Drive CX e PX

Parte il tanto atteso CES 2015 (Consumer Electronics Show) e il colosso giapponese Nvidia presenta al Four Seasons Hotel, tramite il CEO Jen-Hsun Huang, il successore del processore Tegra K1 annunciato esattamente un anno fa. Tegra X1 questo il nome del nuovo prodotto è un chip che dispone di 256 core grafici Maxwell, 8 core CPU a 64-bit. Si tratta del primo processore disegnato per il settore mobile che dispone di prestazioni superiori al teraFLOP ed è in grado di gestire la visualizzazione in streaming di video con risoluzione 4K a 60Hz.

Nvidia non si ferma però qui e nella presentazione annuncia la nascita di un progetto che porterà la società nel mondo dell’automotive. Le auto del futuro, disporranno di una serie di funzionalità legate ad un computer – dichiara Hsung – molto più potenti di quello che immaginiamo oggi. Nvidia, nello sviluppo del nuovo progetto, ipotizza infatti che le automobili del futuro disporranno di una serie di display e proprio per questo ha sviluppato Drive CX  che potrà gestire fino a 16,6 megapixel contro i circa 780K di uno attuale.

surroundvision

Digitalizzata la plancia e introdotti i display nei sedili posteriori, – spiega Hsung – gli schermi rimpiazzeranno tante funzioni attuali, come lo specchietto retrovisore che potrà diventare un display. Tra le idee sviluppate da Nvidia non c’è solo la parte di intrattenimento, Drive CX potrà cambiare anche i sistemi di guida assistita, inserendo al posto degli attuali sensori, videocamere o sistemi di riconoscimento delle immagini. L’auto del futuro si baserà completamente su software, dove tutto sarà connesso ad un cervello centrale.

Base di partenza e quindi di sviluppo del progetto Nvidia sarà Drive PX, un sistema hardware presentato sempre durante la conferenza stampa, composto da due nuovi processori X1 in grado di gestire i dati di 12 videocamere in contemporanea. L’auto diventerà per il guidatore un assistente personale – spiega Hsung – sarà in grado di riconoscere i pedoni, i semafori, la segnaletica stradale e potrà parcheggiare da sola. Non stiamo parlando di una sola manovra – precisa il CEO Nvidia – la macchina sarà in grado di cercare da sola il primo posto disponibile, parcheggiare e nel momento in cui avrete bisogno dell’automobile tornare dove via aveva lasciati prima di andare alla ricerca del parcheggio.

Fonte | nvidiaslashgear