analisi

Facebook in Myanmar, ma come viene utilizzato?

Facebook in Myanmar, ma come viene utilizzato?

Ogni mattina, prima di iniziare la giornata lavorativa, faccio il mio solito giro sui social e su mio fidato Feedly, dove concentro tutti gli argomenti di interesse per il blog, per leggere gli ultimi aggiornamenti e trovare spunto per un nuovo post. In questi giorni, quasi per caso, ho trovato un interessante analisi scritta per il giornale The Atlantic dal giornalista Craig Mod in cui si parlava del progetto di Mark Zuckerberg di collegare tutto il mondo ad internet. Nell’articolo si parlava di come questi nuovi mondi e come stanno vivendo il cambiamento dopo il regalo del numero di Facebook e quali sono i loro problemi e limiti nell’utilizzo.

Il Myanmar, la meglio conosciuta Birmania, una terra di agricoltori, che non molto tempo fa non sapeva niente di internet e di servizi online, oggi grazie ad un programma pensato appositamente per loro, è in grado di collegarsi ad internet e visualizzare per esempio le previsioni meteo e le informazioni sanitarie. Persone reali con problemi reali che, beneficiando dalla generosità di Facebook, vengono utilizzati putroppo come simboli di un mondo che sta cambiando. Zuckerberg parla di loro della loro autenticità, della loro simpatia per dare ulteriore valore alla sua scelta di diffondere la connessione ad internet in questi paesi.

Al di là dell’idea di connettere tutto il mondo, l’articolo mette in evidenza le preoccupazioni tecnologiche di questo paese povero che fa dell’agricoltura la sua fonte di guadagno. L’obbiettivo del mondo tecnologico è quello di raggiungere tutti con la connessione ad internet, un argomento poco considerato in questi luoghi dove ci sono problemi più grandi prima di questo. Come spiega Mod nel suo articolo, il Myanmar è un paese con 53 milioni di persone, circa trenta milioni dei quali sono agricoltori, molti di loro grazie al collegamento voluto da Mark Zuckerberg sono on-line. Grazie a questa nuova possibilità tutto sta cambiando, nel 2014, il costo di una scheda SIM era di 2000 dollari per poi passare in poco tempo a 200 dollari e infine a 1,50 dollari provocando, come forse era prevedibile, l’invasione dei negozi da parte dei contadini nella speranza di poterne comprare una.

Queste persone non hanno però l’elettricità, e per caricare i loro telefoni devono collegarsi tramite USB alla batteria della loro auto. La situazione economica, com’è intuibile non è delle migliori e gli agricoltori del Myanmar non potendosi permettere un piano dati, comprano delle ricariche prepagate con un certo numero di megabyte di traffico. In alternativa per sfruttare al meglio lo smartphone aspettano fino a notte fonda perché la rete dati è più veloce e meno costosa. Vista la quantità di dati richiesta per il funzionamento di Facebook, Zuckerberg, per evitare un consumo eccessivo, ha voluto dare un ulteriore vantaggio a queste persone: una versione più leggera del social.

Facebook offre a queste persone tanta attenzione, ma un po’ a sopresa il loro utilizzo è diverso da quello previsto. Craig Mod nel suo articolo descrive un agricoltore che vuole assolutamente fargli vedere una cosa su Facebook. Sarà una nuova tecnica di allevamento? Delle notizie su prossime elezioni? Un’analisi sull’agricoltura? No! Una normalissima mucca ma a cinque zampe!

Per loro il social di Zuckerberg è più del classico feed di notizie utilizzato per esempio da noi con una serie di collegamenti esterni a vari servizi, a loro basta seguire persone che condividono i loro stessi interessi come: il meteo, il Buddismo e le belle ragazze in costume da bagno, niente di più. Per molti di loro, Facebook è internet, al di fuori di questo per loro non esiste niente; un fenomeno riscontrato prima in Indonesia, Filippine e Thailandia. Gli abitanti del Myaanmar userà Facebook come uno strumento utile alla loro vita quotidiana non come un servizio di contorno come avviene da noi. La differenza è grande, loro pensano più all’utile che all’inutile se vogliamo, un’importante differenza tra noi e loro.

Tutto porta ad un’importante riflessione di come sta cambiando il mondo. Zuckerberg, utilizza gli agricoltori di questi paesi come mezzo per portare a termine i suoi obiettivi di crescita di Facebook. Ma queste persone usano questo nuovo servizio come i colossi americani avevano prefissato? Vista l’intervista di Craig Mod direi proprio di no, non vanno a condividere tutto quello che ci succede durante il giorno, per loro sono più importanti cose che aiutano a migliorare la vita, il lavoro. Meno pubblicazioni ma molto più utili. Facebook sta facendo un ottimo lavoro, non c’è dubbio: mettere a disposizione di tutto il mondo la connessione ad internet. In particolare in zone dove nessun avrebbe mai pensato di inverstirci qualcosa. Ma tutto questo, mi viene da pensare, è davvero una buona idea? Facebook fornisce la connessione Internet a tutto ma è giusto che decida anche quali informazioni possono vedere?

Facebook un brevetto per identificare la nostra fotocamera

Facebook un brevetto per identificare la nostra fotocamera

Facebook, in una nuova richiesta di brevetto avvenuta nel mese di gennaio, si appresta ad aprire una nuova pagina nel suo sistema di social networking. Secondo quanto raccontato dai tanti siti web, il social numero uno al mondo sfrutterà, per ottenere maggiori informazioni, la fotocamera dei nostri smartphone, andando a capire da chi è stata scattata anche se pubblicata da un altro utente.

Prospettiva inquietante non pensate? Facebook nello spiegare la nuova sfida non la presenta come una funzione invadente per la nostra privacy ma come un soluzione utile per metterci a disposizione un servizio migliore che tramite l’analisi di una foto scattata con gli amici ci metterà a disposizione suggerimenti ancora più mirati e ottimizzati in funzione dei nostri gusti e delle nostre passioni. Perfetto direi, un progetto che non fa una piega ma, andando poi a vedere nel dettaglio il nuovo progetto possiano notare che le intenzioni del colosso americano sono molto chiare.

Facebook nel nuovo sistema, tramite una pubblicazione, un tag, una condivisione capirà di chi è la foto, ottimizzando i suggerimenti per ogni utente ma non solo. Ogni foto ha una specie di carta di identità al suo interno, con una serie di dati che non possono essere ne modificati ne cancellati e, grazie a questi dati il social blu potrà ottenere molte altre informazioni.

In funzione quindi del modello di fotocamera, di eventuali pixel rovinati, del sensore e addirittura della polvere presente sulla lente Facebook riuscirà ad identificare l’autore della foto e come spiegato in una dichiarazione offrigli un’adeguata serie di suggerimenti.

La notizia diciamolo è un po’ preoccupante per noi utenti, ma Facebook da parte sua non la considera tale e la presenta come un prodotto utile che va a migliorare il servizio ed eliminare gli eventuali account fake presenti in rete. Possiamo allora stare tranquilli a questo punto? Oppure è necessario capire meglio come sta andando questo mondo e quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel pubblicare una foto?

Nell’aprire e gestire questo blog ho sempre portato avanti un’idea: mettere sempre al primo posto la nostra privacy. La scelta di non pubblicare quella foto personale o con persone imporanti è una decisione data dalla sicurezza mia e di chi è cone me nella foto, perchè in sostanza quello che è privato deve rimanere tale. Davanti a questa notizia alcune domande è giusto farsele e mi chiedo se ha senso tutto questo e se sia giusto buttare ogni cosa in rete in pasto a un sistema che sta sempre più crescendo e entrando nella nostra vita che prima ritenevamo privata.

Analisi Linkedin: gli spostamenti nel mondo per un nuovo lavoro

Analisi Linkedin: gli spostamenti nel mondo per un nuovo lavoro

Negli ultimi anni, a causa della crisi e della globalizzazione del mondo del lavoro molti hanno deciso di lasciare il proprio paese alla ricerca di una nuova opportunità lavorativa. Linkedin, per quantificare questi spostamenti in ingresso e in uscita dagli stati in cui il social è presente ha voluto, analizzando le modifiche apportate dai vari membri sui loro profili nel 2014, verificare se ci fossero stati spostamenti. Nell’analisi effettuata, Linkedin ha riscontrato interessanti cambiamenti sui profili trovandosi davanti a tendenze migratorie geografiche in tutto il mondo.

Mettendo a confronto il numero di utenti che hanno lasciato il proprio paese e il numero di utenti che sono arrivati Linkedin ha quindi stilato una classifica che possiamo vedere di seguito con i primi 20 paesi. Grazie a questi dati condivisi dal social possiamo avere sottomano, almeno per quanto riguarda il mondo Linkedin, quali sono le tendenze nel mondo lavorativo, quali sono gli stati meglio o peggio apprezzati in questo ambito. Dati che fanno sicuramente pensare, specialmente se andiamo a vedere il nostro stato.

La stessa analisi fatta anche nel 2013 aveva messo in evidenza la stessa tendenza ma con dati differenti. Nell’anali del 2014 possiamo notare come la tendenza maggiore a spostarsi per lavoro è verso gli Emirati Arabi Uniti con +1,89%, un dato che secondo l’analisi di Linkedin è in crescita rispetto all’inizio del 2014. Per quanto riguarda India e Irlanda il dato non è stabile, nel 2013 il dato era negativo per l’Irlanda con -0,1% ma positivo con un +0,18% nel 2014. Al contrario, l’India ha visto una significativa perdita con -0.23% nel 2014 rispetto ad un +0,5% nel 2013.

I dati sono molto chiari e non lasciano dubbi a riguardo, la tendenza ad emigrare per motivi lavorativi c’è e tra i paesi dove è più alta dell’immigrazione c’è anche la nostra amata o odiata Italia con un dato negativo. Siamo sinceri non è una sorpresa, non è un dato che non ci aspettavamo, ma è l’ennesima conferma sulla nostra situazione lavorativo, certo non è una panoramica completa ma solo su Linkedin ma è comunque un dato sensibile ad una piccola riflessione.

iPhone 6: il modello da 5.5 pollici arriverà prima del previsto?

iPhone 6: il modello da 5.5 pollici arriverà prima del previsto?

Un sacco di voci circondano i piani di Apple sui prossimi iPhone 6 da 4,7 pollici e il modello più grande versione 5,5 pollici. I tanti rumors hanno detto fino ad oggi che Cupertino lancerà nel mese di settembre il modello più piccolo, mentre per il secondo gli utenti dovranno aspettare il quarto trimestre di quest’anno. Sarà davvero così? Un nuovo rapporto pubblicato ieri sembra smentire tutto questo perchè secondo quanto scritto Apple, risolti i problemi di produzione delle batterie è pronta a presentare sia il modello da 4,7 pollici che il modello da 5,5 pollici nel mese di settembre.

Brian White, analista di Cantor Fitzgerald, visitando la fiera Computex di Taiwan ha riscontrato che un sacco di produttori di accessori sono già pronti a lanciare nuovi prodotti per il phablet di Apple. Abbiamo notato – dichiara White – che alcuni rivenditori hanno già iniziato a produrre accessori per il prossimo iPhone 6 da 5,5 pollici e pezzi erano disponibili in fiera. Di fronte a tutto questo – contiuna l’analista – crediamo che i lancio del modello pià grande del nuovo iPhone 6 avverrà nel mese di settembre insieme al modello da 4,7 pollici. Al di la di questa analisi fatta da White e della sua convinzione in merito, si aggirano molti dubbi su questa doppia presentazione, certo molti hanno realizzato gli accessori per il phablet Apple, ma nessuno è attualmente in grado di confermare che siano giusti.

Twitter sta rallentando la sua crescita? Ecco i dati

Twitter sta rallentando la sua crescita? Ecco i dati

Twitter, oltre ad aver condiviso i risultati finanziari per l’anno appena trascorso ha condiviso una serie di informazioni sulla crescita degli utenti e della pubblicità su dispositivi mobile. La società ha inoltre rivelato che ha generato 242,7 milioni dollari di ricavi, di cui 220 milioni dollari,  dalla pubblicità i tre quarti di questi provenivano dal mobile. Ecco i numeri:

  • Utenti attivi medi mensili (MAUs) erano 241 milioni il 31 dicembre 2013, con un incremento del 30%.
  • Uteni attivi su cellulare hanno raggiunto 184 milioni nel quarto trimestre del 2013 con un incremento del 37%, e rappresentano il 76% degli utenti totali.
  • Le FAQ hanno raggiunto 148 miliardi nel quarto trimestre del 2013, un incremento del 26%.
  • I ricavi pubblicitari ammontano a 220 milioni dollari , con un incremento del 121%.
  • Gli incassi dalla pubblicità mobile sono stati superiori al 75% del fatturato totale .
  • Licensing dei dati e altre entrate pari a 23 milioni dollari, con un incremento del 80%.

Analizzando questi dati Twitter possiamo dire che vediamo risultati positivi non ‘è dubbio ma se osserviamo il tweet di analisi condiviso da TwitterIR possiamo vedere che il social sta rallentando e non sta portando a casa i risultati sperati. Come nel caso di Facebook, Twitter ha dimostrato di poter fare soldi dalla rete cellulare, ma la sua crescita di utenti ha iniziato a rallentare.

La differenza fondamentale è che Facebook fa molti più soldi e i suoi utenti continuano a crescere, nel caso di Twitter purtroppo non è così, i soldi ci sono ma non gli utenti visti questi dati e per il social c’è ancora una lunga strada da percorrere. Gli investitori vogliono vedere potenziale a lungo termine e se l’azienda non troverà un modo per fermare il rallentamento della sua crescita dell’utente, arriverà per l’azienda un momento molto difficile. Cosa ci sarà nel futuro di Twitter? Riuscirà a far ripartire la sua enorme macchina?

Fonte | thenextweb